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La vita appesa a un like

Sei solo. Una luce blu, proveniente da uno schermo, illumina il tuo viso. Anche se illuminato, quel tuo viso mostra espressioni misteriose, quasi oscure: passa dalla concentrazione smisurata alla catalessi, e di nuovo alla concentrazione appena accentuata, fino a perdersi, perdersi nel nulla. Le tue dita sembrano morbose, umidicce, si muovono sudate come non mai, anche se non si tratta proprio di una loro istintiva propensione: sei tu che invece, senza accorgertene, sei voglioso di quel traffico senza senso. Sei lì, che scorri, aspettando semplicemente una spia, una goccia rosso-sangue in quel mare blu che ti anestetizza, ti coagula per sempre, senza un perché.

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Passeggiando nel bosco dell’esistenza

Ritornate verso gli altipiani e
tuffatevi di nuovo nell’oceano cosmico…
la gente pensa che nei dettagli trova la luce,
la precisione che sta cercando. Ma è un’illusione:
troverete molta più luce in ciò che è vago e indistinto…
l’anima umana ha bisogno di immensità;
solo nell’immensità può sentirsi libera di respirare”.
(Omraam Mikhael Aivanhov)

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Bauman sociologo dell’anticonsumo

La morte di Zygmunt Bauman è rimbalzata su tutta la rete nel giro di un minuto. Le bacheche di Facebook e Twitter si sono magicamente riempite di foto e frasi del sociologo polacco. Bauman ci ha lasciati. È morto. Ma in questo caso la morte non è definitiva perché il suo spirito continuerà a vivere nella consistenza delle sue opere. Molti di quelli che lo hanno ricordato sui social lo hanno studiato nelle università, altri lo conoscono solo di nome ma essendo una personalità di spicco non hanno voluto mancare all’appuntamento del «codividi» (chissà cosa avrebbe detto Bauman!); altri ancora, semplicemente, non sanno chi sia.

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La Natura Subordinata alla Logica del Profitto

La tematica in questione assume un’importanza capitale se si tiene conto di come ormai l’Occidente abbia subordinato la natura ad una fredda e spietata logica del profitto. Esercitando per un attimo l’immaginazione, in maniera un poco originale, ci si può raffigurare nella mente un muro che si frappone tra due momenti focali della storia umana: gli albori della umanità da una parte e la rivoluzione industriale, cronologicamente attestata intorno alla metà del XVIII sec. d. C. dall’altra. Questo spartiacque segna un netto cambiamento, sia per quel che concerne gli aspetti economici, quanto più per quelli antropologici. Infatti, se prima dell’avvento della rivoluzione industriale l’uomo viveva in simbiosi con la natura a prescindere dal fatto che essa fosse ostile o benevola, con l’industrializzazione l’uomo iniziò a concepire la natura non più come una genitrice pronta a dispensare vita, ma come una risorsa da dominare e manipolare allo scopo di incrementare guadagni e comodità. Attraverso il suo pensiero, il filosofo inglese Bacone, diede l’avvio ad una profonda critica al sapere tradizionale. Tale autore fece del sapere scientifico di matrice aristotelica e del metodo scientifico squisitamente sperimentale, i due strumenti più efficaci per permettere all’uomo di conoscere più approfonditamente il cosmo e conseguentemente di dominarlo:

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L’uomo postmoderno: virtù o ricerca del piacere?

Per la tradizione filosofica la felicità non è data dal possesso di beni materiali, dalla ricerca assennata di una buona salute, ma dall’esercizio costante della virtù. La saggezza di un uomo si forma secondo virtù, realizzando in questo sforzo se stesso e portando a maturazione quelle qualità insite nel proprio costrutto umano. La felicità è una conquista che deriva da un costante esercizio dell’uomo, la sua realizzazione risiede irrevocabilmente nell’uomo e nel grado di volontà e di sacrificio che vuole “investire” per raggiungere l’obiettivo. Secondo l’attuale prospettiva, invece, la felicità è data unilateralmente dalla soddisfazione e nel potenziamento di ogni possibilità di fruire piacere immediato: completa fruizione di tutti i bisogni, libertà integrale nel soddisfare i propri desideri, nell’esorcizzare la sofferenza e nell’indebolimento del concetto di sacrificio.

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Io e Tu. Il rispecchiamento possibile

Ora – come per sfuggire ad i limiti che il corpo all’apparenza ci consegna – tuffiamoci nella magia dell’apparire del mondo, accadere che attraversa il nostro corpo, quell’intricato intreccio di connessioni cellulari, neurali: migliaia, milioni, addirittura miliardi di unità biologiche che assolvono ad una miriade di funzioni essenziali alla vita. Intreccio che non va confuso, però, con la sua conseguenza consegnataci dal riduzionismo scientifico che ha assunto delle sembianze ambigue e confusionarie, quella condizione che prende il nome di “mente” e che ha in sé una profonda inconsistenza, se con “mente” ci si riferisce solo all’accadere psichico.

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F. Dostoevskij, Le Memorie del Sottosuolo e la salvezza dimenticata

Memorie del sottosuolo è forse l’opera più profonda e compiuta di Dostoevskij, quella nel quale la sua filosofia è espressa con maggior limpidezza e forza evocativa, mostrandoci attraverso una forma letteraria sublime, uno dei lati più turpi e orribili dell’animo umano. L’autore la scrive nel 1864, quando non è ancora l’autore di opere monumentali come l’Idiota o I Fratelli Karamazov, solo per citarne alcuni, ma riesce comunque a condurre fino ai vertici la sua capacità espressiva; egli rivolge in quest’opera uno sguardo crudo e consapevole a se stesso oltre che al  mondo esterno. Il racconto è diviso in due parti, la prima è un lungo monologo interiore nel quale l’Io del protagonista si guarda dentro e descrive al lettore le insenature più ruvide e becere della sua anima: «Sono una persona malata, sono una persona cattiva.

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Ritrovare se Stessi Camminando. Il Fascino senza Tempo del Pellegrinaggio

Camminare è uno sport di moda. Oggigiorno se ne fa un gran parlare e sempre più persone si avvicinano a questa attività, praticandola in varie forme: trekking, Nordic Walking, passeggiate in montagna, camminata a passo svelto, tapis roulant in palestra, gruppi di cammino in città. I medici sono ormai tutti concordi nel declamare i vantaggi del cammino, per tutte le età: prevenzione cardiovascolare, benessere fisico, riduzione del peso, azione benefica sulle articolazioni, etc… Si moltiplicano le iniziative istituzionali per favorire questa pratica e fioriscono, sul territorio nazionale, i cosiddetti cammini a tappe, creati sull’esempio del cammino di Santiago, come, ad esempio, la via Francigena e i cammini francescani.

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LA MASSONERIA. IL POTERE DI UN’OMBRA  DEL POTERE

Sia nei regimi democratici, che in quelli non democratici, è ormai nota la suddivisione del potere politico in tre forme distinte: potere esecutivo, potere legislativo e potere giudiziario. Per quel che concerne i regimi democratici, uno degli aspetti non trascurabili è ciò che fa riferimento all’equilibrio che esiste tra queste forme distinte di esercizio dell’autorità: equilibrio che poggia le sue fondamenta, su svariate variabili in gioco che fungono, come in un gioco di luci ed ombre, da pesi e contrappesi, adattandosi alla forma di governo vigente per quel tipo di Stato. Ma definire democratico un regime di una nazione per il solo fatto di essere fondato sulla suddivisione e sull’equilibrio dei tre diversi modi di esercitare il potere, può risultare un’affermazione semplicistica e non esauriente. Tutto ciò non tiene conto delle molteplici forme e degli strumenti di partecipazione politica che si affiancano ai partiti già direttamente inseriti nelle istituzioni politiche, che su di esse esercitano una notevole pressione.

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La Fragilità dell’Individuo Oggi a Confronto Con la Forza Interiore di Ieri

Il libro “Monsampietro: i ricordi di mia nonna” contiene un capitolo dedicato alla giornata tipo di un secolo fa nella vita di un paesino rurale dell’entroterra. Tale testimonianza, oltre che avere un importante valore storico, mi stimola riflessioni con cui completerò l’ articolo. Intanto ecco la testimonianza di Vincenza Tondi: Gli anziani del paese usavano ricordare più volte il proverbio se vuoi anticipare il tuo vicino, coricati quando si corica la gallina; poi, quando canta il gallo, tu cammina. La nostra giornata risentiva fortemente di questo detto: non mi era mai permesso di alzarmi in modo dolce; venivo sempre svegliata alle tre (del mattino). Mio padre si alzava all’una di notte per accendere il fuoco e preparare il pane tostato per la colazione per poi andare a lavorare la terra, mentre le donne della famiglia si alzavano verso le tre quando il gallo cantava per la prima volta.

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L’ultimo artista della sfera. Un calcio alla fantasia e via.

Chi di noi non si è mai emozionato per una punizione telecomandata, un’idea creata lì su due piedi, un’intuizione…del “divin” Codino? Chi durante i mondiali del 94 non ha “rischiato un arresto cardiaco” ammirando le gesta del Roby nazionale? Ricordando Roberto Baggio e allo stesso tempo buttando uno sguardo al calcio odierno, non possiamo che provare una sana e malinconica nostalgia per l’estro, l’imprevedibilità di un calciatore fuori dagli schemi, dalle logiche pubblicitarie e dunque di profitto che oggi sono diventate prerogative fondamentali.

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TIZIANO TERZANI. UN RITORNO A SE STESSI

 

Tiziano Terzani è una figura tra le più conosciute del nostro tempo, non solo nel nostro Paese. Famosi sono i suoi libri quali Un indovino mi disse, Un altro giro di giostra o, Lettere contro la guerra, solo per citarne alcuni. È al contempo famoso per il suo mestiere di giornalista che, come ci ricorda, fece sempre con “rigore e sensibilità non pretendendo mai di essere imparziale ed oggettivo, perché ciò risulta impossibile”. Era un corrispondente di guerra, “ha sentito la Storia” muoversi sotto i suoi piedi, tra gli scatti della sua inseparabile macchina fotografica, nelle parole che faceva pervenire a noi, qui, lontani.

Tiziano Terzani è anche conosciuto, forse meno, per il suo cammino tutto particolare – come del resto quello di ognuno di noi – di riscoperta della vita spirituale, di una nuova identità e di un nuovo orizzonte da perseguire e osservare, cioè il “togliersi i propri abiti vecchi e gettarli alle ortiche come un qualcosa che sta stretto” aprendo la propria misera umana esistenza ad un “piano superiore”.

Tutto iniziò quando scoprì di avere un cancro, evidentemente aggressivo, che inizialmente lo portò ad affidarsi alla scienza medica occidentale, di cui tutti conosciamo pregi e difetti, per poi condurlo a spasso per il mondo – modo tutto particolare “di reagire alle situazioni” -. Ed il suo viaggio intorno al mondo diventò un’esplorazione nella sua interiorità, uno spaziare tra le sue maschere attraversando gli inganni ed i nascondimenti per i quali tutti siamo vittime ed assassini.

Terzani racconta di una esperienza fatta quando si recò dal karmapa, la seconda più importante incarnazione dei lama tibetani, perché avrebbe tenuto una cerimonia per la lunga vita. Da questa cerimonia ricevette una pallina di orzo e burro inzuppato nel tè ed un nastro rosso, sentendosi da principio di aver partecipato ad una cosa senza alcun valore. Poi voltando lo sguardo verso gli “altri che credevano”, come afferma lui stesso si sentì “inferiore” perché rapito da quel modo di intendere la vita volto principalmente, o esclusivamente alla materia ed alla ragione che spacchetta tutto il mondo sensibile giungendo alle particelle subatomiche, ma dimentica il proprio sé e la propria direzione passata e futura.

Da qui si avverte, nel suo racconto, il cambiamento che lo investe. Inizia  una piccola rivoluzione interiore, l’unica possibile aggiungerei per poter sperare che avvenga una qualsiasi forma di cambiamento personale e comunitario, e lascia mano a mano la sua identità alle spalle. Per lui questo significa andare in un Ashram dove si fa chiamare Anam, “il senza nome”. Tiziano Terzani non va imitato, questo è un punto essenziale, altrimenti c’è il rischio di cadere nel cortocircuito della banalità del cammino, ma può esser preso come spunto per compiere una continua decostruzione della propria identità (della propria idea di se stessi). Per lui questo andava fatto attraverso i viaggi toccando molte terre, c’è chi questo viaggio lo fa tra le mura di casa prendendosi  cura, ogni giorno, della sua famiglia. Altri che lo faranno o lo stanno facendo o l’hanno fatto lavorando la terra, o eremiti su di un monte ed in innumerevoli altri modi, seguendo altre rotte. Questa non è certo una nuova verità, difatti una antica storia talmudica riportata da Martin Buber nel piccolo scritto Il cammino dell’uomo afferma che il “luogo in cui si trova il tesoro è il luogo in cui ci si trova”.

Il cammino di Terzani è una spinta a sospendere i nostri pregiudizi, le idee preconfezionate su noi stessi, sul mondo che ci circonda, sul modo in cui vediamo gli altri, sul nostro credo, è una proposta di viaggio, ma ognuno a suo modo ed ognuno in se stesso. Forse, la prima domanda da porsi allora è dove sei? Nei giorni che hai a disposizione fin dove sei arrivato a conoscere e far cadere l’idea che hai di te stesso? Quali strade hai percorso sino ad ora e dove ti condurranno nei giorni che ti restano?

Far cadere lo spettro delle barriere del pregiudizio e del preconcetto, non significa certo vedere il mondo e gli altri, se stessi ed il modo di intendere Dio in modo roseo o rassicurante, non significa stare al sicuro  in un modo tutto rose e fiori. Dobbiamo riconoscerci invece tesi verso la perdita di ciò che ci sta a cuore e ci fa sentire protetti, diretti verso la disfatta in una apparente inutilità. La realtà è nella perdita perché siamo affetti tutti, allo stesso modo, dall’unica malattia da cui vogliamo ma non possiamo guarire: la mortalità. Se riflettessimo su questo tema molto cambierebbe del modo di vedere tutto ciò che ci circonda, le persone e le circostanze che ci accadono; cambieremmo noi stessi ed il nostro modo di pensare e categorizzare, o negare e denigrare, l’idea che ci siamo fatta di Dio.

 

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Breve riflessione sul senso del Presepio

Da un punto di vista etimologico il termine presepio significa: luogo che ha dinanzi un recinto riconducibile alla più comune mangiatoia, ma la sua caratteristica fondamentale sta nel costrutto allegorico di ripresentare una “rappresentazione” di un determinato momento metastorico che nella fattispecie corrisponde all’irruzione (kenosi, discesa del Figlio, svuotamento) del trascendente, del soprannaturale nel tempo.

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