Il peso del giudizio degli altri tra schiavitù e libertà

 

A causa di una inclinazione prettamente umana si attribuisce, generalmente, un importanza capitale a ciò che un individuo rappresenta, ossia ciò che noi siamo nel giudizio altrui; se per poco riflettessimo, comprenderemmo che ciò non è poi così rilevante per quel che riguarda il raggiungimento della nostra personalissima felicità. Perciò non è facile spiegarsi come mai ognuno si rallegri quando avverte negli altri un’opinione favorevole nei suoi confronti. Quando uno viene lodato per qualcosa riconducibile alle proprie capacità, gli si “trasfigura” il volto e poco importa se quelle lodi siano false o vere.

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Maurice Caillet: “era un massone”

Voglio proporvi una brevissima “recensione” o meglio presentazione di un testo molto interessante e in un certo senso scomodo da leggere e da proporre il cui titolo è: Maurice Caillet Ero massone. La mia conversione dalla massoneria alla fede, (la cui lettura è estremamente consigliata a tutti). Poteri occulti e politica si intrecciano in ciniche logiche di potere e di manipolazioni sociali, no! Non è complottismo a basso costo da rispolverare quando ci si trova davanti a un bar, ma una spiacevole e inquietante realtà, realtà testimoniata e raccontata da personaggi del calibro di Maurice Caillet.

Domanda: ma chi è Maurice Caillet? Ebbene sì: ha fatto parte della massoneria francese per molto tempo (circa quindici anni), in poco tempo arrivato ai vertici di una delle logge massoniche più potenti del Grande oriente di Francia. Con estrema facilità viene eletto Maestro Venerabile e di conseguenza viene a conoscenza di tutti i segreti della loggia: riti,trattamenti di favore, iniziazione, ma sopratutto la stretta connessione tra massoneria e politica, connessione che lo porterà a breve a diventare un importate punto di riferimento del partito socialista francese.

Video consigliato. Racconto di Maurice Caillet:

Nel periodo trascorso all’interno della massoneria, Caillet vedrà di tutto: corruzione, clientelismi, minacce a personaggi reputati scomodi dalla loggia, trattative di promozioni agli alti vertici delle più importanti e svariate aziende, ma il punto di rottura con la loggia è dietro l’angolo. Infatti, la compagna con cui Caillet convive da anni si ammala gravemente e lo convince a intraprendere un disperato viaggio di salvezza a Lourdes. Un giorno, mentre la compagna è nelle piscine, Caillet, non credente/ateo dichiarato, decide un po’ per curiosità di visitare la Grotta delle apparizioni e in quel luogo Calliet viene scosso profondamente nell’animo, subito cerca un sacerdote e si confessa quello stesso giorno.

Si sente oggettivamente colluso con gli operatori d’iniquità e di conseguenza colpevole di aver avallato il loro pensiero. Determinato a lasciare definitivamente la loggia massonica si imbatte con una inquietante e dolorosa realtà: licenziamento, minacce di morte, impedimento a continuare la carriera da medico, emarginazione dal partito. Oggi vive in Spagna, sotto protezione.

Non è un racconto di fantascienza, ma una triste realtà. Vale la pena di conoscere questa storia, allo scopo di sviluppare una visione sociale più profonda e dunque attenta.

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Suggerimenti bibliografici dell’autore

Maurice Caillet, Ero massone, 2008, Edizione Piemme.

 

 

 

 

 

 

Senza Spirito siamo “fottuti”

Nell’odierno contesto socio/economico, l’uomo è sempre più considerato come mezzo destinato alla produttività, intesa non solo da un punto di vista strettamente materialistico, ma che abbraccia tutta la dimensione dell’essere umano nella sua totalità. Comportamento frequente consiste nel fare del prossimo un “oggetto utile” con un proprio valore commerciale: merce d’acquisto, di vendita o di scambio; una sorta di oggetto da possedere, da consumare e in tal senso di conseguenza la persona ne resta degradata. Bisogna riportare l’uomo ad un concetto di persona autentico affinché lo si sradichi da quella concezione utilitaristica che lo pone come oggetto. Quando si parla di persona si fa riferimento alla sua imprescindibile identità e interiorità che lo costituiscono individuo e anche al rapporto con gli altri che è alla base della comunità umana. Il concetto di persona deve essere posto come base essenziale per comprendere l’uomo, nello stesso livello con cui riconosce l’altro e si comprende sociale:

“Riconoscere gli altri come persone, è un fatto di grande conseguenza, che porta molto lontano: a dire il vero fino alla soglia della loro estrema verità”. René Latourelle.

Altra caratteristica intrinseca alla natura umana è la capacità di trascendere il proprio vissuto verso un “altrove” parlare di Spirito, esercitare lo Spirito, vivere in Spirito. Questa prerogativa gli permette di attuare una relazione interpersonale con le tensioni dello Spirito. Possiamo descrivere l’uomo come portatore di uno scrigno segreto colmo di ricchezze inviolabili:

“Una persona si distingue essenzialmente da una cosa, da un oggetto, per una certa interiorità la quale fa si che ogni tentativo per assoggettarla con l’obbligo esteriore, costituisce una profanazione”. René Latourelle.

Lo spingersi oltre questa sfera intima comporta una violazione nei suoi confronti che viene percepita come un invasione illecita verso la propria interiorità. In un certo senso l’uomo si sente derubato di se stesso, della propria dignità legata a sua volta all’interiorità ed inviolabilità della persona. Per natura e per vocazione, l’uomo è portato a trascendere il proprio vissuto, questa peculiarità conferisce all’uomo la sua fondamentale dignità. Altro importante punto riguarda la dimensione della libertà: non c’è dignità se non si tiene conto che l’uomo è un essere libero. L’interiorità e il passaggio dall’esterno all’interno non può essere una violazione, ma un rispettoso incontro. La libertà non è un accessorio della natura umana, ma un’esperienza personale originale. La libertà influenza specificatamente gli atti umani. Quanto più si tende al bene, tanto più si diventa liberi. La libertà raggiunge il suo apice quando è rivolta al Sommo bene, ma l’essere liberi comporta anche la possibilità di scegliere tra il bene e il male. Probabilmente la scelta del male corrisponde a un abuso della libertà che porta irrimediabilmente al disordine.

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Suggerimenti bibliografici dell’autore

Carl Gustav Jung, Ricordi, sogni, riflessioni, 1961.

Erich Fromm, Avere o essere?, 1976.

Boezio, I valori autentici, 2010.

Esychia: l’importanza del silenzio nel mondo contemporaneo

Con il termine esychia si identifica uno stato di pace, tranquillità nello svolgere funzioni in silenzio. Nelle fonti antiche il termine esycasta indica quasi sempre una persona che vive da eremita in piena e contemplativa solitudine. L’abate Rufo nei “Detti” sostiene che l’esychia “è dimorare nella propria cella nel timore e nella conoscenza di Dio, astenendosi completamente dal rancore e dalla vanagloria”. L’inevitabile connessione tra esychia e la dimensione austera della cella è descritta da un famoso detto di Antonio d’Egitto: “I pesci muoiono se s’attardano in terra asciutta; similmente i monaci, quando ciondolano fuori dalla cella o passano il loro tempo con uomini del mondo, perdono il tono della loro esychia”.

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"L’insostenibile leggerezza" della riflessione

La vita è un frammento di tempo che ci è stato dato di percorrere attraverso increspature, piccole pianure e alte vette da scalare. Questo lasso di tempo è oggettivamente cosparso di possibilità: buone e meno buone, viziose o virtuose, come un “market” sta a noi scegliere il “prodotto” migliore. Cosa scegliere? Una domanda che può essere annoverata come il quesito dei quesiti, ma non scoraggiamoci perché possiamo far leva sulla capacità umana di riflettere, quella dimensione profonda e intima che molto spesso bussa alla porta della nostra instancabile coscienza che non smette mai di punzecchiarci. La riflessione è alla portata di tutti, non adempie distinzioni di classe è gratuita e non si adira se non contraccambiamo, svetta alta, leggera ma possiamo sempre afferrarla.

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Per non dimenticare la bellezza delle zone terremotate. Monti della Laga, verso Macera della Morte

Non sono un fotografo e sicuramente si noterà, dunque chiedo venia anticipatamente. I seguenti scatti, seppur improvvisati, hanno come obiettivo quello di testimoniare la bellezza di questi monti.

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Michele suicida a 30 anni. Una lettera aperta che invita alla riflessione

Evitando di ridurre questa lettera un inutile manifesto politico e di “trasformare” Michele in un martire dei nostri giorni, occorre puntualizzare che il suicido non rappresenta mai una scelta risolutiva o un’azione da strumentalizzare. Allo stesso tempo bisogna cercare di comprendere quel mal di vivere che attanaglia inesorabilmente molti giovani e non solo. Il senso di precarietà appare come una profonda voragine capace di risucchiare tutto e tutti e che sembra ormai non avere più confini di età e di genere. Quel senso di inadeguatezza che pone l’individuo costantemente sotto esame, in una sorta di corsa affannosa verso un adattamento sociale che molto spesso non corrisponde con le proprie vocazioni e i propri progetti, può generare una destabilizzazione a livello psichico e interiore. La mancanza di prospettive, di valori in cui credere, di legami affettivi sempre più fragili e latenti, tipici del nostro tempo, mettono in discussione quell’aspirazione intrinseca all’uomo che possiamo chiamare costruzione di senso:

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