Il Cinema fa! Il potere evocativo e immaginifico del Cinema

Un brano dei Litfiba del 1994 descrive ciò che la musica fa e ciò che la musica dà. Considerando la segreta corrispondenza che unisce tra loro le varie arti in una sorta di mistico linguaggio universale, non sarebbe del tutto fuori luogo utilizzare le stesse parole per esprimere ciò che il cinema fa e ciò che il cinema dà. Se la prima tuttavia ha bisogno della nostra immaginazione per materializzare il proprio linguaggio, al secondo, in virtù di una maggiore complessità e in forza di una maggiore incisività che gli deriva dalla presenza dell’immagine, ciò non serve: basta guardare. Se hanno un senso le parole del celebre Hannibal Lecter (Il silenzio degli innocenti – J. Demme, 1991 ) quando afferma che il desiderio nasce dalla vista allora il cinema non può che alimentare all’infinito questa ossessione voyeuristica, non potendo il suo appagamento andare oltre ciò che è circoscritto dai quattro angoli di uno schermo, venendo meno il contatto diretto, mediato appunto da questo, con ciò che si vede.

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When The Music’s Over, turn out the lights.

Siete riusciti a entrare, siete riusciti a entrare, siete riusciti a entrare. La cerimonia sta per cominciare…Vi dirò dell’angoscia e della perdita di Dio, vagando nella notte disperata. Qui fuori, nel perimetro, non ci sono stelle. Qui siamo strafatti, immacolati.”

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Malick e il suo capolavoro? A ciascuno il suo!

Lo si ama o lo si odia. I giudizi accomodanti vengono meno quando si parla di Terrence Malick. L’attesa che ogni volta accompagna l’uscita di un suo nuovo lungometraggio, frutto spesso di una lunga e faticosa gestazione (20 anni sono intercorsi, ad esempio, tra  “I giorni del cielo” e “La sottile linea rossa”), assomiglia ad una malattia, una febbre patologica che assale gli addetti ai lavori, impazienti di assistere alla kermesse cinematografica di turno che abbia, tra i partecipanti in gara, il regista texano. Attesa che si carica poi di inevitabili aspettative, facili a sfociare in prese di posizione estreme, oscillanti tra il compiacimento estatico e l’ostilità repulsiva. L’accoglienza ambigua che ebbe “The Tree of Life” (Palma d’oro) alla 64° mostra del cinema di Cannes o il successivo “To the Wonder” alla 69° edizione del festival di Venezia dimostra e conferma la regola: il cinema di Malick esalta, conturba, divide, alimentando la discussione su uno dei cineasti più controversi a cavallo tra il XX e il XXI secolo.

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