Guardando i fenomeni naturali: alluvioni, cicloni, tornado, come molti altri e soffermandosi sulle tante immagini sconcertanti e spaventose che si possono veder scorrere nei Tg, nei video da internet, o essendo noi stessi le vittime dirette di questi tristi eventi, non verrebbe mai in mente di affermare che è tutta una questione di atomi. Eppure è così. Se nel precedente contributo ci siamo focalizzati sull’acqua ed i suoi vari movimenti, questa volta è la volta dell’aria e, al di là del vapore acqueo, non si può che scomodare il ciclo del carbonio (userò il simbolo chimico C, da ora in poi, per brevità). Sicuramente tutti si ricorderanno che l’elemento C, combinato ad altri, si muove passando dalla geosfera (dalla terra sotto forma di sedimenti e combustibili fossili), all’idrosfera, alla biosfera e all’atmosfera. Il C per la sua particolare struttura atomica, che non staremo qui a spiegare, è l’elemento base della vita: noi stessi abbondiamo di C nel nostro corpo, così come tutti gli altri organismi viventi del mondo.

Ma andiamo al nocciolo della questione e per far ciò utilizziamo un’immagine: se non ci fossero gli organismi autotrofi che estraggono il C dai composti organici e dall’atmosfera producendo O2 e glucosio (C6H12O6), non ci sarebbe la vita sul pianeta, così come la intendiamo per lo meno. Quindi senza le piante, soprattutto le grandi foreste, ed il fitoplancton degli oceani saremmo spacciati. Per contro gli organismi che operano l’attività opposta agli autotrofi, gli eterotrofi, utilizzano proprio O2 ed il glucosio per vivere. Difatti attraverso la respirazione aerobica, o respirazione cellulare, che inizia nel citoplasma e prosegue nei mitocondri delle cellule, si consuma il glucosio grazie alla presenza dell’O2 e si produce energia (ATP), usato dalle cellule per svolgere tutte le svariate funzioni e quindi la vita.

Fin qui tutto bene viene da dire. Si, peccato che alterando questo delicato processo di produzione e consumo di CO2 e di O2, si definiscono le condizioni alla base dell’aumento dei fenomeni estremi che tutti noi conosciamo. L’uomo con le sue attività, al di là di ogni ragionevole dubbio, ha sicuramente alterato questo delicato equilibrio e, come si diceva in precedenza, la risposta non è necessariamente legata ad una decrescita, ad un rallentamento, delle attività produttive. Produrre e comperare beni non necessari sarebbe una scelta saggia e salutare per tutti, ma per far ciò c’è bisogno della collaborazione di ogni singolo cittadino che dovrebbe consapevolmente dire il suo personale NO o SI a questo o quel prodotto.

Riportiamo qualche dato numerico, utile a fare il punto della situazione:

 

  • la quantità di CO2 che l’uomo ha mobilitato negli ultimi 150-200 anni, si era accumulata nel corso di svariati milioni di anni;

 

  • oggi la concentrazione di CO2 è circa di 420 ppmv, questo valore indica un superamento dei livelli naturali tollerabili dal ecosistema (180-300 ppmv). Ricerche fatte su carotaggio di ghiacciai antichi e coralli dimostrano che non era mai stato così da almeno 20 milioni di anni;  

 

  • nel 2017 le tonnellate di CO2 immesse nell’atmosfera sono state circa 37 miliardi e ciò grazie ai paesi in via di sviluppo India e Brasile, che utilizzano spesso metodi poco rispettosi per il Pianeta per produrre energia, per citarne alcuni, ad aprire le fila sono come spesso accade il colosso Cine e gli USA;

 

  • con questa progressione, cioè con un aumento del 3% all’anno di ppmv di CO2 rilasciate, si arriverà al collasso molto presto, circa nel 2040; riducendo la percentuale invece si allunga semplicemente il tempo di massimo 60 anni. L’unica soluzione sarebbe quella di far andare in bilancio negativo l’emissione della CO2, sfruttando le nuove tecnologie e metodi di produzione più intelligenti. Ma l’essere umano come si è visto nella storia ha spesso preso delle scelte ampiamente a suo sfavore.

 

Come tutti sappiamo il Protocollo di Kyoto non è bastato a ridurre le emissioni di inquinanti nell’aria ed ora con gli Accordi di Parigi, sottoscritti da 195 Paesi tranne i soliti USA e la Siria, si sta provando a dare una sterzata più incisiva al problema climatico, per evitare l’inevitabile implosione del Sistema. Ovviamente la non adesione degli Stati Uniti crea non poco squilibrio avendo, solo essi, il complesso industriale e metropolitano con il più grande impatto ambientale del Pianeta. Numeri e dettagli sugli Accordi di Parigi li lascio al lettore incuriosito dalla tematica, a me basta ricordare a tutti che basterebbe poco nel proprio vivere quotidiano, per concorrere alla riduzione di emissioni dei gas serra.

A tale proposito propongo alcuni esempi, ma potrei farvene molti altri: spostarsi a piedi o in bicicletta (per i più pigri magari elettrica), bus o metro per percorrere percorsi inferiori a 4 – 5 Km; accendere il riscaldamento solo quando c’è reale bisogno e comunque tenendolo ad una temperatura non superiore ai 19 °C ed in merito al riscaldamento domestico ed alla sua dispersione, utilizzare accorgimenti per evitare che ci sia un’eccessiva dispersione da porte e finestre. Potrei dirvene altri ma il senso che voglio tramettere è che ognuno può fare del suo. Sarà poco, ma se tutti facessimo un po’ sicuramente ci sarebbe un giovamento rilevante. Non serve pensare: “se non lo faccio io lo faranno gli altri”, oppure: “ci devono pensare i Governi, non io da solo”. Ognuno è parte di questo grande Organismo, ognuno di noi ha la stessa responsabilità di chiunque altro perché ognuno vale Uno.

Come si diceva in apertura è solo una questione di atomi certamente, ma la scelta di ognuno di noi è la chiave di volta che apre ad un modo nuovo di pensare alla produzione ed alla nostra vita che si interfaccia con il Sistema Terra. Vi lascio alla lettura di questi due articoli pubblicati su due testate giornalistiche Nazionali: buona lettura!

Suggerimenti sitografici dell’autore

 

Posted by Stefano Marini

Psicologo specializzando in Psicoterapia. Editore della pagina

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