Esychia: l’importanza del silenzio nel mondo contemporaneo

Con il termine esychia si identifica uno stato di pace, tranquillità nello svolgere funzioni in silenzio. Nelle fonti antiche il termine esycasta indica quasi sempre una persona che vive da eremita in piena e contemplativa solitudine. L’abate Rufo nei “Detti” sostiene che l’esychia “è dimorare nella propria cella nel timore e nella conoscenza di Dio, astenendosi completamente dal rancore e dalla vanagloria”. L’inevitabile connessione tra esychia e la dimensione austera della cella è descritta da un famoso detto di Antonio d’Egitto: “I pesci muoiono se s’attardano in terra asciutta; similmente i monaci, quando ciondolano fuori dalla cella o passano il loro tempo con uomini del mondo, perdono il tono della loro esychia”.

Chi si adopera al silenzio cerca di confinare la sua essenza interiore nella sua casa corporea, un uomo che cerca di ritornare in se stesso. Passiamo dire che la solitudine rappresenta uno stato primario dell’anima, slegato da una oggettiva posizione geografica: il vero deserto si trova nel cuore, dentro di sé. Scrive Basilio: “Quando la mente non è più dispersa nelle cose esterne, né sperduta nel mondo a causa dei sensi, allora essa ritorna in sé”.

Oggigiorno questa dimensione interiorizzante può apparire alla nostra visione postmoderna prevalentemente fondata sulle azioni, anacronistica e inutile. Ma come sarebbe il giudizio in merito al nostro stile di vita di un monaco, asceta o semplicemente di una persona che ha deciso di seguire la via del silenzio e dunque della riflessione? Forse questo: la società moderna, religiosa o non, cerca di dissimulare con la velocità, lo stordimento del fare, con l’insostenibile rumore di fondo, quella autentica dimensione interiore che può portare ad una visione più consapevole di se stessi. La possibilità di tornare al silenzio (esychia) è sempre possibile, ma bisogna scegliere liberamente di entrare in questa affascinante e indispensabile dimensione.

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Suggerimenti bibliografici dell’autore

Giovanni Vannucci, Filocalia I, 1998.

Anonimo Russo, Racconto di un pellegrino Russo, 1853-1861.

Autore: Marco Di Domenico

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