Il libro “Monsampietro: i ricordi di mia nonna” contiene un capitolo dedicato alla giornata tipo di un secolo fa nella vita di un paesino rurale dell’entroterra. Tale testimonianza, oltre che avere un importante valore storico, mi stimola riflessioni con cui completerò l’ articolo. Intanto ecco la testimonianza di Vincenza Tondi: Gli anziani del paese usavano ricordare più volte il proverbio se vuoi anticipare il tuo vicino, coricati quando si corica la gallina; poi, quando canta il gallo, tu cammina. La nostra giornata risentiva fortemente di questo detto: non mi era mai permesso di alzarmi in modo dolce; venivo sempre svegliata alle tre (del mattino). Mio padre si alzava all’una di notte per accendere il fuoco e preparare il pane tostato per la colazione per poi andare a lavorare la terra, mentre le donne della famiglia si alzavano verso le tre quando il gallo cantava per la prima volta.

Già all’età di tredici anni venivo mandata a prendere l’ acqua alla fonte perché dovete sapere che non esisteva acqua nelle case; la fonte si trovava a circa 3-4 Km di distanza da casa, e per arrivarci la strada era tutta una serie di saliscendi. Una volta arrivati lì c’ era da fare la fila per riempire una conca d’acqua del peso di circa 20 Kg, conca che poi ci ponevamo sopra la testa e sopra uno sparrone appositamente piegato per attutire il peso sulla testa. Con quel peso si percorreva il sentiero al contrario e una volta arrivata a casa, andavo a dar da mangiare alle bestie, a mungerle e a pascolarle. Poi, di corsa a cucinare per il pranzo che si consumava verso le 12, quando anche gli uomini erano tornati dalle terre. Nel pomeriggio, gli uomini tornavano alle terre per far rientro a casa quando faceva notte (questo poteva significare alle 17 in inverno e alle 20 in estate). Dopo cena, papà avviava la recita del Rosario da parte delle donne, tutti i membri della famiglia ci sedevamo intorno al fuoco che era l’ unica fonte di riscaldamento, poi verso le ore 19 (in inverno) papà andava a letto mentre noi donne filavamo la canapa con cui producevamo gli abiti.

Questo fino a mezzanotte, ora in cui anche noi donne ci coricavamo (…) i letti non esistevano: in una stanza dormivano anche 8/10 persone su tavole di legno con al posto del materasso un sacco riempito con foglie di granturco, e cuscini imbottiti con la canapa. In ogni tavola dormivano quattro persone alternate testa/piedi”. Fragile la nostra generazione, debole la nostra interiorità oggi rispetto alla forza vitale che traspare dal racconto. Ci attenderanno periodi sempre più difficili, e fondamentale per la nostra civiltà è imparare a combattere, a vivere con spirito battagliero, a buttare il cuore oltre l’ ostacolo. Come fare? Ce lo insegnano i nostri avi, certi valori li abbiamo solo dimenticati ma sono presenti nelle nostre radici: le parole raccontate da Vincenza Tondi sono una testimonianza di come l’ essere umano sia in grado di superare qualunque difficoltà, di vivere pienamente qualunque situazione, anche estrema. Dobbiamo però risvegliarci dal nostro attuale torpore, staccarci dalla nostra pigrizia ed accettare con slancio le difficoltà, combattere ritirando fuori dalla nostra indole l’ energia e la determinazione che teniamo nascoste.

Demone all’ uomo l’indole; l’ indole (cioè, con Colli, la qualità interiore o con Diano-Serra il modo di essere dell’ uomo) è potenza luminosa che ne orienta il destino. Per Eraclito la qualità interiore, ciò che un uomo è nel profondo, ha forza demonica, e da essa dipende lo svolgersi della vita (…) il carattere dell’ uomo è la parte di lui immortale e potenzialmente divina. Ciò dà un’ enfasi terribile alla responsabilità umana“. (Dal libro “ERACLITO DELL’ORIGINE”, Stobaeus, Flor. 4 40,23 V 925, 12 Hense; alii).

Vincenza Tondi a vent’anni

Domingo Lupi Libero Blogger

Pubblicato da Domingo Lupi

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