Sia nei regimi democratici, che in quelli non democratici, è ormai nota la suddivisione del potere politico in tre forme distinte: potere esecutivo, potere legislativo e potere giudiziario. Per quel che concerne i regimi democratici, uno degli aspetti non trascurabili è ciò che fa riferimento all’equilibrio che esiste tra queste forme distinte di esercizio dell’autorità: equilibrio che poggia le sue fondamenta, su svariate variabili in gioco che fungono, come in un gioco di luci ed ombre, da pesi e contrappesi, adattandosi alla forma di governo vigente per quel tipo di Stato. Ma definire democratico un regime di una nazione per il solo fatto di essere fondato sulla suddivisione e sull’equilibrio dei tre diversi modi di esercitare il potere, può risultare un’affermazione semplicistica e non esauriente. Tutto ciò non tiene conto delle molteplici forme e degli strumenti di partecipazione politica che si affiancano ai partiti già direttamente inseriti nelle istituzioni politiche, che su di esse esercitano una notevole pressione.

In linea generale esiste un corpo intermedio che si pone al centro tra Stato e società civile, il quale è composto da gruppi, associazioni e movimenti che alimentano la vita politica di un paese. È il caso di movimenti sindacali, associazioni di industriali e delle più svariate categorie, enti no-profit ed altri,  tutti accomunati dalla volontà di fare pressione sulle istituzioni politiche al fine di promuovere idee, istanze e diritti di una categoria professionale o sociale da tramutare in provvedimenti a loro favore. Ma a volte, in alcune nazioni dell’Occidente, si è registrata l’influenza sul potere istituzionalizzato di altre forme associative che si collocano all’ombra del potere politico, meglio definite come società segrete. La natura della loro segretezza  può avere connotati filosofici, politici, religiosi o economici. L’Italia, come altri paesi, è stata oggetto di studi e di dibattiti tutti incentrati sul ruolo giocato dalla Massoneria nell’ambito politico, soprattutto in materia di teorie del complotto. Ma prima di analizzare le ipotesi e la consistenza di tali teorie, è necessario fare un preambolo circa la sua definizione, le sue origini e i suoi principi ispiratori.

In maniera ufficiale la massoneria si dichiara come un’associazione iniziatica, filosofica e filantropica, le cui origini vengono fatte risalire agli inizi del Settecento. Le loro obbedienze sono federazioni di più logge, le quali sono distribuite perlopiù in città di una certa rilevanza. Precisamente nel 1717 a Londra fu fondata ufficialmente La Gran Loggia, con lo scopo di federare le logge presenti sul territorio non collegate tra loro. A tale evento viene fatta risalire formalmente la nascita della moderna massoneria, che poi si diffonderà in altri Stati europei e negli Stati Uniti. La massoneria è un’associazione nella quale non ci sono barriere etniche, religiose e politiche, essa si propone come patto etico-morale tra cittadini liberi. Da ciò ne deriva un contesto che delinea: da un lato i principi di libertà e uguaglianza che talvolta – inevitabilmente – si scontrano con un alone di mistero che riguarda rituali di iniziazione, giuramenti e l’interesse per l’esoterismo, presunti piani e disegni politici contornati dal coinvolgimento in stragi di Stato che ne danno anche una connotazione criminogena.

Altrettanto misteriose sono le piattaforme ideologiche, su cui le logge massoniche hanno basato e basano la loro presunta influenza sul sistema politico di un paese, e che da testimonianze dirette, inchieste e processi sono state rivelate nel corso della storia. Maurice Caillet, ex massone francese e medico contribuisce a dare un’idea preliminare del tipo di organizzazione della loggia massonica, dividendola in tre strutture: la prima definita come loggia di base e di carattere pubblicistico, in quanto registrata come associazione presso le prefetture francesi fin dal 1901. I membri al suo interno sono ordinati in gradi crescenti: da Apprendista, a Compagno, fino a Maestro. In questo livello sono presenti una costituzione, statuti e una giuria massonica incaricata di gestire eventuali conflitti tra massoni. Il livello di segretezza aumenta con il progredire verso le successive due strutture.

Nella loggia intermedia infatti, i membri al loro interno sono sconosciuti non solo alla stampa, ma anche agli stessi massoni della loggia di base. Segretezza e corruzione aumentano con il salire della struttura piramidale della massoneria. Caillet, al tal proposito, denuncia come la terza struttura, priva innanzitutto di una costituzione ufficiale, sia composta da raggruppamenti di massoni in base alla loro professione o dei loro interessi. Un sistema questo di relazioni basato su ogni tipo di compromessi, ricatti, corruzione diffusa, avanzamenti di carriera e minacce che riguardano molte volte parlamentari o soggetti politici meno esposti ma non meno influenti, come consiglieri di ministri o di segretari di partito. Non solo, ad arricchire il gruppo vanno menzionati funzionari di polizia, Imprenditori, banchieri e comunque sia membri appartenenti a ceti sociali piuttosto elevati.
Un fatto ancor più inquietante sta nel pensare all’aspetto numerico che riguarda la massoneria francese dal momento che il medico Caillet afferma che i francesi appartenenti alla Massoneria sono circa 140.000, in percentuali lo 0,2 % della popolazione. Numeri che danno un’immagine di un esercito professionalmente e politicamente trasversale che, specie ai livelli più alti, si inserisce nelle istituzioni per influenzare la politica per tornaconti personali e/o professionali ma anche per avallare l’adozione di alcune politiche piuttosto che altre. Nei casi più gravi si è riscontrata anche la volontà di dare vita a disegni di cospirazione politica atti a sovvertire l’ordinamento dello Stato vigente che ha contraddistinto le attività di alcune logge massoniche.

Tale eventualità ha riguardato il caso della loggia massonica della P2 in Italia guidata dall’imprenditore e faccenderie Licio Gelli dalla fine degli anni 40, dopo il suo primo scioglimento. È considerata la più potente loggia italiana, dalla la caduta del fascismo, e che dal medesimo regime ha ripreso molti dei suoi principi oltre che dei suoi simpatizzanti e attivisti. Importante da far notare che in un scenario politico nuovo e dominato dalle forze politiche- condizione combattuta dal fascismo- tale organizzazione non sperava in una riedizione del movimento stesso, ma cercava di inserirsi nel nuovo arco parlamentare e di influenzarne le scelte. L’importante sistema di relazioni che il suo capo Gelli aveva con il mondo finanziario, politico e delle forze dell’ordine non solo in Italia, ma anche in altri parti del mondo, ha permesso alla P2 di svilupparsi in maniera radicale.

Lo “schema R” prima, e Il Piano di Rinascita Democratica (PRD) successivamente redatto dal suo leader, è stato oggetto di dibattito nelle aule processuali e ha creato una cospicua letteratura in merito. Aldo Giannuli, ricercatore in Storia Contemporanea all’Università degli studi di Milano analizza i due documenti che sembrano una sorta di memorandum nei quali si auspicava in riforme costituzionali che trovassero dei parallelismi ideologici sia con i principi fascisti del passato, sia con le politiche attuate dai governi italiani dal dopo guerra ad oggi. L’avversione verso il sistema parlamentare e l’esaltazione del presidenzialismo, sono solo alcuni dei punti cardini a cui tale piano fa riferimento. Esso prefigura uno Stato italiano nel quale il potere esecutivo domini su quello legislativo. Quindi propone un accentramento del potere verso un organo politico ristretto, molto meno collegiale, incentrato  sull’uomo solo al comando, ponendolo come  protagonista e attore principale delle politica.

Sempre secondo il PRD il ridimensionamento del potere non doveva riguardare solo il Parlamento, ma anche di quei corpi intermedi come sindacati, anch’essi colpevolizzati di creare ostacolare il processo decisionale e di creare disordini e tendenze filo-anarchiche. Finalità precipue erano anche  l’abolizione del bicameralismo, il controllo e la liberalizzazione della televisione, la limitazione dei poteri Corte Costituzionale, l’isolamento del Partito Comunista contemplati dal piano. Questi, in definitiva, sono punti che alimentano il sospetto di una volontà di sovvertire l’ordinamento giuridico dello Stato da parte della P2 e dei suoi iscritti. Lungi dall’appoggiare una visione complottista, Giannuli mette in evidenza il fatto che il Piano di Rinascita Democratica anticipa, sì, in maniera eclatante la linea dei governi italiani da Craxi a Berlusconi fino all’ultimo governo Renzi, ma non ne risalta una logica eversiva. Semmai l’autore sostiene l’ipotesi circa perpetuarsi di una cultura piduista che ha influenzato la politica italiana e la sua classe dirigente dalla nascita della P2 fino ai giorni nostri. Sulla una simile linea rimase anche il giornalista Indro Montanelli che bollò la loggia semplicemente come «una cricca di affaristi». Ma se si tiene conto del  coinvolgimento diretto o indiretto di Gelli e di molti altri affiliati piduisti in vicende drammatiche, tra cui spiccano il golpe Borghese e i caso Moro, e  dall’altro le numerose sentenze  di assoluzione con cui loro stessi sono stati dichiarati innocenti nei rispettivi processi, rimane il dubbiosa tra la teoria complottista e il semplice permanere della cultura massonica nella classi dirigente italiana degli ultimi decenni.

Da questa vicenda, due sono le considerazioni che si possono fare. Innanzitutto lo scioglimento della P2 da parte del Parlamento nel 1981 e l’approvazione della legge 17-1982 che vieta le società segrete,  fa presupporre un crescente timore per una cospicua parte del mondo politico e dell’opinione pubblica verso una certa devianza che tale organizzazione stava assumendo quantomeno nella forma. In secondo luogo la difficoltà nel riconoscere le reali o presunte tendenze cospirative della P2 ha lasciato un’unica certezza: é che tutto è rimasto nell’ombra del potere.

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Suggerimenti bibliografici dell’autore

Maurice Caillet, Ero massone, Piemme, Milano, 2008.

Aldo Giannuli, Da Gelli a Renzi (passando per Berlusconi), Adriano Salani Editore, Milano.

Danilo Luciani

Posted by Danilo Luciani

Laureato in Analisi delle Politiche Pubbliche

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