La tematica in questione assume un’importanza capitale se si tiene conto di come ormai l’Occidente abbia subordinato la natura ad una fredda e spietata logica del profitto. Esercitando per un attimo l’immaginazione, in maniera un poco originale, ci si può raffigurare nella mente un muro che si frappone tra due momenti focali della storia umana: gli albori della umanità da una parte e la rivoluzione industriale, cronologicamente attestata intorno alla metà del XVIII sec. d. C. dall’altra. Questo spartiacque segna un netto cambiamento, sia per quel che concerne gli aspetti economici, quanto più per quelli antropologici. Infatti, se prima dell’avvento della rivoluzione industriale l’uomo viveva in simbiosi con la natura a prescindere dal fatto che essa fosse ostile o benevola, con l’industrializzazione l’uomo iniziò a concepire la natura non più come una genitrice pronta a dispensare vita, ma come una risorsa da dominare e manipolare allo scopo di incrementare guadagni e comodità. Attraverso il suo pensiero, il filosofo inglese Bacone, diede l’avvio ad una profonda critica al sapere tradizionale. Tale autore fece del sapere scientifico di matrice aristotelica e del metodo scientifico squisitamente sperimentale, i due strumenti più efficaci per permettere all’uomo di conoscere più approfonditamente il cosmo e conseguentemente di dominarlo:

Nell’animale c’è un’ininterrotta catena di reazioni che partono da uno stimolo, come la fame, e sfociano in una linea di condotta più o meno rigidamente determinata, che elimina la tensione creta dallo stimolo. Nell’uomo questa catena è interrotta. Lo stimolo c’è, ma il genere di soddisfazione è ‘aperto’, cioè egli deve scegliere tra diverse linee di condotta. Invece di un’azione istintiva predeterminata, l’uomo deve soppesare nella mente le linee di condotta possibili: deve pensare…Inventa strumenti, e nel dominare così la natura si separa sempre più da questa. Comincia ad avvertire che né lui né il suo gruppo coincidono con la natura. Gli spunta nella mente il pensiero che il suo è un tragico destino: far parte della natura, e pur trascenderla”. (1)

Riflettendo sull’attuale situazione e osservando alcuni dati, non si può che constatare come la natura sia stata, ed è tutt’oggi, oggetto di strumentalizzazione per mezzo della tecnica. Prendendo come riferimento gli allevamenti intensivi su scala mondiale, secondo alcuni studi condotti dalla FAO, gli allevamenti di stampo industriale è stato dimostrato che siano tra i maggiori responsabili dell’aumento della temperatura globale, circa il 51% di metano e anidrite carbonica vengono emessi dai suddetti allevamenti. Una breve sintesi del comitato intergovernativo per i cambiamenti climatici (IPCC) sostiene che il riscaldamento globale e l’influenza delle attività umane sul clima sono un dato di fatto e non si possono confutare. Dalla metà del Ventesimo secolo a oggi i cambiamenti osservati sono senza precedenti. Gli anni tra il 1983 e il 2012 sono stati i più caldi degli ultimi 14 secoli. Gli effetti del riscaldamento sono già evidenti in tutto il pianeta: nell’acidificazione degli oceani, nello scioglimento dei ghiacci artici e nella minor resa dei raccolti in molte regioni. Senza un’azione pensata per ridurre le emissioni di CO2, le temperature aumenteranno gradualmente e entro la fine di questo secolo potrebbero essere di cinque gradi superiori ai livelli preindustriali. Il consumo pro capite di carne, in paesi come Stati Uniti e Australia, si aggira intorno ai 120 Kg a discapito di quelle popolazioni che vivono in una costante e deplorevole malnutrizione:

Il fallimento della Grande Promessa, a parte le contraddizioni economiche di fondo dell’industrializzazione, è intimamente connesso al sistema industriale in ragione dei due principali presupposti psicologici della Grande Promessa stessa: 1. che lo scopo della vita sia la felicità, vale a dire il massimo piacere, inteso quale soddisfazione di ogni desiderio o bisogno soggettivo che una persone possa avere (edonismo radicale); 2. che l’egotismo, l’egoismo e l’avidità, che il sistema non può fare a meno di generare per poter funzionare, conducono all’armonia e alla pace”. (2)

Oggi è indispensabile riflettere sulle conseguenze relative ai cambiamenti climatici, ciò può aiutare a comprendere che il clima è un bene comune da preservare. Occorre riportare alla luce quell’antica amicizia tra l’uomo e la natura e tornare a considerare quest’ultima come parte integrante e vitale di ogni singolo essere umano. Al contempo è necessario rivalutare il peso attribuito alla tecnica ponendola come mezzo utile per migliorare la qualità di vita di tutti gli uomini e non come mero strumento volto all’incremento indiscriminato di denaro a favore di alcune multinazionali. Parafrasando il filosofo idealista Schelling possiamo dire: l’uomo in armonia con se stesso e con il suo prossimo può essere considerato il più grande e maestoso Miracolo della Natura in seno ad una unità imperscrutabile.

[su_divider divider_color=”#1f32c9″ link_color=”#0c0101″ size=”6″ class=”1″]

Suggerimenti bibliografici dell’autore

Luca Mercalli, Prepariamoci a vivere in un mondo con meno risorse, meno energie, meno abbondanza…e forse più felicità, 2011.

Luca Mercalli, Le mucche non mangiano cemento, 2004.

Vedi rapporto comitato intergovernativo per i cambiamenti climatici IPCC, settembre 2013.

Citazioni tratte da:

Erich Fromm, Fuga dalla libertà, 1963. (1)

 

Erich Fromm, Avere o Essere?, 1976. (2)

Di Domenico Marco

Pubblicato da Marco Di Domenico

Curatore della pagina

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *