Road sign to education and future

«La Parola di Dio indica all’uomo i sentieri della vita e gli rivela i segreti della santità»[1].

Nel pensiero di Joseph Ratzinger la Parola di Dio occupa un posto centrale e fondamentale, in quanto essa, anche per il tema dell’educazione, si presta quale supporto indispensabile e rimunerativo. L’uomo, per realizzare pienamente sé stesso e lasciarsi trasformare dalla forza propulsiva dell’educazione cristiana, non può prescindere dal porre nella Parola di Dio il suo stesso nutrimento spirituale, quale fonte di vera umanizzazione e, quindi, di autentica santità.

“Tutta la Scrittura infatti è ispirata da Dio e utile per insegnare, convincere, correggere e formare alla giustizia, perché l’uomo di Dio sia completo e ben preparato per ogni opera buona” (2Tm 3,16).

La Sacra Scrittura, il Vangelo, hanno la capacità di trasformare non solo il singolo credente, ma l’intera Chiesa e, di conseguenza, anche l’intera società. L’insegnamento di papa Benedetto XVI, appunto, è un tentativo instancabile di ricondurre la Chiesa, la società e l’uomo moderno, alle fonti della rivelazione biblica per poterne beneficiare dei suoi frutti e della sua forza direttrice[2]. L’educazione cristiana attinge la sua disciplina direttamente dal Vangelo e induce l’uomo a formare il suo cuore alla scuola della Parola: «Il segreto per avere «un cuore docile» [1Re 3,9] è di formarsi un cuore capace di ascoltare. Ciò si ottiene meditando senza sosta la Parola di Dio e restandovi radicati, mediante l’impegno di conoscerla sempre meglio»[3].

È nell’ascolto e nella conoscenza della Parola che si realizza il processo educativo dell’uomo. L’uomo più affina la sua capacità di ascolto più cresce e matura; parimenti più si sforza di conoscerla e di comprenderla e più ne viene plasmato e trasformato nella sua interiorità. La παιδεία[4] cristiana, pertanto, ha con la Sacra Scrittura un rapporto inscindibile e complementare. L’educazione cristiana dalla Bibbia attinge i criteri che conferiscono poi all’esistenza dell’uomo un orientamento e un senso. In base a questo principio Ratzinger si fa promulgatore di una vera e propria cultura della Parola, e ce la presenta come la risoluzione più credibile, affinché l’uomo possa abitare cristianamente la società. I valori più spiccatamente umani, del resto, è nella Scrittura che affondano le loro radici. Sulla base di queste considerazioni si può affermare che nella visione pedagogica di Ratzinger, la Parola di Dio diviene l’alfa e l’omega del processo educativo della paideia. L’uomo, in effetti, con l’ascolto del Vangelo scopre ed accoglie la fede e, immergendosi in tale ascolto, si educa e si perfeziona nella carità[5].

Citando san Girolamo papa Benedetto ripete agli uomini di questo nuovo millennio che «l’ignoranza della Scrittura è ignoranza di Cristo» perciò, come quei discepoli smarriti e disorientati per tutto quello che era accaduto in quei giorni a Gerusalemme (cfr Lc 24,14) anche noi oggi possiamo entrare in colloquio con lui ascoltando la sua Parola e, acquistando dimestichezza con la Bibbia, leggerla e usarla come una bussola attraverso la quale trovare i giusti riferimenti per scrutare le nostre anime tendere alla perfezione di una vita che continuamente si specchia in Dio e nella sua Parola incarnata Gesù.[6]

La Bibbia assume una funzione educativa per il cammino dei credenti nell’imitazione di Cristo e diviene, in un certo senso, il metro di misura del loro agire in conformità al Maestro divino. In questa linea, papa Benedetto XVI esorta a promuovere un sano discernimento sulla realtà a partire dalla Parola di Dio; educarsi al discernimento consiste nel migliorare la nostra capacità di scorgere la voce di Dio attraverso la Sacra Scrittura e applicarne i dettami per la nostra santificazione. Il Signore, appunto, può rivolgersi a noi in diversi modi, ma in special modo ci parla nella sua Parola. Per una sua retta ricezione, tuttavia, occorre leggerla nella comunione della Chiesa e personalmente in colloquio con Dio[7]. La Sacra Scrittura, per questo, diviene anche fonte di educazione per l’uomo alla preghiera, al colloquio personale con Dio. Oltre a ciò, è profonda convinzione del nostro autore che la Parola di Dio vive con la Chiesa un rapporto indissolubile, in quanto senza la comunione ecclesiale è impossibile per l’uomo cogliere l’essenza, la profondità, la ricchezza e la valenza etica che essa è in grado di esercitare nella vita dell’uomo.

Chiesa e Parola di Dio sono tra loro inscindibilmente legate. La Chiesa vive della Parola di Dio e la Parola di Dio risuona nella Chiesa, nel suo insegnamento e in tutta la sua vita (cfr Dei Verbum 8). Perciò l’Apostolo Pietro ci ricorda che «nessuna Scrittura profetica va soggetta a privata spiegazione, poiché non da volontà umana fu recata mai una profezia, ma mossi da Spirito Santo parlarono quegli uomini da parte di Dio» (2Pt 1,20).[8]

Da questo legame profondo tra Chiesa e Sacra Scrittura si evince che il Vangelo e l’istituzione della Chiesa sono inseparabili. Per papa Benedetto, il Vangelo è il Signore ed ha un corpo in questo nostro tempo: la Chiesa[9].

È nella Chiesa, dunque, che possiamo comprendere e vivere la Parola di Dio; inoltre, è opportuno porre in evidenzia anche il legame inscindibile che essa ha con la Tradizione cristiana. Entrambe, come si sa, sono le fonti della fede, e l’umanità per riscoprire la sua vocazione ultima non può prescindere dal riscoprirle e rivitalizzarle[10]. Solo nella comunione ecclesiale la Parola diventa attuale ed operante nella vita dei credenti, nella Chiesa e nella società. Ciò trova pieno compimento nell’azione liturgica, che diviene il luogo privilegiato della lettura e dell’ascolto della Parola di Dio. Con la celebrazione eucaristica e la proclamazione del Vangelo, la Chiesa attualizza e rende presente in noi la Sacra Scrittura, ci inserisce nella sua logica e ci forma alla sua scuola[11]. In questa linea trova ampia giustificazione anche la nostra missione che è la stessa missione della Chiesa.

Siamo mandati non ad annunciare noi stessi o nostre opinioni personali, ma il mistero di Cristo e, in Lui, la misura del vero umanesimo. Siamo incaricati non di dire molte parole, ma di farci eco e portatori di una sola “Parola”, che è il Verbo di Dio fatto carne per la nostra salvezza. Vale dunque anche per noi la parola di Gesù: “La mia dottrina non è mia, ma di colui che mi ha mandato» (Gv 7,16).[12]

Ratzinger, dopo averci illustrato gli effetti e le funzioni che la Parola di Dio svolge nella vita dei credenti e nella vita della Chiesa, ci offre anche un contributo in materia esegetica, per una retta ed autentica comprensione della Sacra Scrittura. Egli, rifacendosi ad Origene (185-254 d.C.), ci parla dei tre sensi della Sacra Scrittura e della loro fondamentale importanza per una sua corretta interpretazione.

Il Senso letterale, offre al lettore un primo approccio al testo sacro, tuttavia cela in sé delle profondità che non vengono colte in un primo momento. Il Senso morale, invece, indica al lettore quello che bisogna fare per vivere la Parola, gli offre delle direttive normative cui deve attenersi per compiere il Divino volere. Infine, il Senso spirituale (allegorico), fa sì che lo Spirito Santo guidi il credente alla piena comprensione della Scrittura e della sua unità, che trova il suo pieno sviluppo nella figura di Cristo. Lo Spirito educa il credente ad acquisire l’unità nella diversità della Sacra Scrittura, a coglierne l’intima profondità. È evidente che apprendere questa pratica e farla propria diviene per l’uomo un esercizio costitutivo dell’educazione del proprio spirito. Il senso spirituale, inoltre, ha come sua caratteristica propria una forte valenza educativa, in quanto dischiude la totalità della realtà al credente, allarga i suoi orizzonti, potremmo dire che lo aiuta ad apprendere la realtà con gli occhi del cuore.

Questo metodo, d’altronde, rappresenta la svolta che Origene operò in campo esegetico nel Cristianesimo antico. Per lui, infatti, fare teologia consisteva essenzialmente nello spiegare e comprendere la Bibbia. La dottrina origeniana indica il passaggio dalla lettera allo spirito, per progredire appieno nella conoscenza di Dio. Ratzinger è del parere che la Parola sia di gran lunga superiore all’esegesi critica; la Parola è un tesoro inesauribile e le varie scienze esegetiche sia antiche che nuove ci offrono solo un approccio parziale al mistero di Dio contenuto nella Bibbia[13]. In questa direzione si iscrive la sua critica ai limiti del metodo storico-critico.

L’esegesi storico-critica ci dice molto sul passato, sul momento in cui è nata la Parola, sul significato che ha avuto al tempo degli Apostoli di Gesù, ma non ci aiuta sempre sufficientemente a capire che le parole di Gesù, degli Apostoli e anche dell’Antico Testamento, sono spirito e vita: in esso il Signore parla anche oggi.[14]

La Parola di Dio nella visione ratzingeriana, dunque, è eterna, guida e al contempo trascende la storia umana; del resto il grande teologo tedesco auspica che oltre ad una rivalorizzazione dell’esegesi patristica venga promossa anche l’esegesi canonica, promulgata dal Concilio Vaticano II, la quale mira ad una lettura integrale ed unitaria della Bibbia. Inoltre, servendosi degli apporti del metodo storico-critico, è in grado di offrire ai credenti una lettura viva ed attuale della Parola di Dio[15]. Ciò perché in fondo, nel cuore del nostro autore, è forte la convinzione che la παιδεία cristiana abbia la sua fonte primaria nella Sacra Scrittura e, dunque, l’uomo per realizzarsi pienamente deve immergersi totalmente nella lettura, nella meditazione e nella comprensione della Bibbia.

Vediamo proprio oggi come l’educazione della personalità nella sua integralità, l’educazione alla responsabilità davanti a Dio e davanti all’uomo, sia la vera condizione di ogni progresso, di ogni pace, di ogni riconciliazione ed esclusione della violenza. Educazione davanti a Dio e davanti all’uomo: è la Sacra Scrittura che ci offre la guida dell’educazione e così del vero umanesimo.[16]

La παιδεία cristiana ha la sua magna charta nella Bibbia: dalla presa di coscienza di questa realtà possiamo affermare il legame indissolubile che esiste tra il Vangelo e la società civile. Laddove la società apporta agli uomini esclusivamente delle abilità tecniche, degli strumenti, si crea un impoverimento dell’autenticamente umano. In ciò si sviluppano poi i meccanismi di violenza e di distruzione che ledono la società e mettono a repentaglio la stessa civiltà dell’uomo. Sulla base di questi spunti, occorre promuovere una riscoperta dell’importanza della Parola di Dio nella società, indicarla come l’unica strada attraverso cui l’uomo contemporaneo possa riscoprire e tornare a coltivare i valori cristiani, che sono radicati nel cuore del Vangelo[17]. Papa Benedetto XVI, a tal proposito, incoraggia a riscoprire l’antica pratica della lectio divina, quale lettura completa e matura, di cui l’uomo può giovare, per lasciarsi completamente educare e plasmare alla scuola del Testo Sacro[18].

Per ben mettere in evidenza questo aspetto ci riferiamo in particolar modo all’esortazione post-sinodale Verbum Domini, che si può riassumere in queste poche battute: riscoprire la centralità della Parola di Dio nella vita personale e nella vita della Chiesa e fare propria l’urgenza e la bellezza di annunciarla per la salvezza dell’umanità come testimoni convinti e credibili del Risorto. Tale documento è rivolto dal Papa ai pastori, laici, membri della vita consacrata; tutti devono familiarizzare con la Sacra Scrittura, perché è il fondamento, la base per evangelizzare ed educare il mondo, affinché la Bibbia non rimanga una Parola del passato, ma una Parola viva e attuale. Oltre questo, l’intero documento offre dei criteri di orientamento per l’intero popolo di Dio riguardo allo studio, alla comprensione, all’approfondimento della rivelazione biblica e ne promuove come lettura da custodire ed applicare la lectio divina.

Origene, uno dei maestri in questa lettura della Bibbia, sostiene che l’intelligenza delle Scritture richieda, più ancora che lo studio, l’intimità con Cristo e la preghiera. Egli è convinto, infatti, che la via privilegiata per conoscere Dio sia l’amore, e che non si dia un’autentica scientia Christi senza innamorarsi di Lui […]. Nei documenti che hanno preparato ed accompagnato il Sinodo si è parlato di diversi metodi per accostare con frutto e nella fede le sacre Scritture. Tuttavia l’attenzione maggiore è stata data alla lectio divina, che è davvero «capace di schiudere al fedele il tesoro della Parola di Dio, ma anche di creare l’incontro col Cristo, parola divina vivente».[19]

La funzione propedeutica della Bibbia è di facilitare all’uomo l’incontro con Cristo poiché è in quest’incontro che l’uomo può sperimentare la salvezza e, di conseguenza, può dirsi completo l’itinerario della paideia. Ratzinger, inoltre, si sofferma ad illustrarci i vari passaggi di cui è costituita la lectio divina. Essa si apre con la lectio (lettura) del testo, la quale provoca nel lettore l’interrogativo riguardo cosa voglia dire il Testo in sé. Successivamente, si passa poi alla meditatio (meditazione) nella quale si risponde alla domanda di che cosa dica il Testo a noi, qui ed ora. Questo lo si può definire il momento attualizzante della Parola. Dopodiché, si giunge alla fase dell’oratio (preghiera), la quale induce gli ascoltatori a chiedere a Dio l’aiuto necessario per calare nella propria vita la Parola accolta, per concretizzarla. Del resto, la preghiera diventa anche lode, supplica, invocazione. Infine, la lectio si conclude con la contemplatio(contemplazione), la quale dona ai credenti lo stesso sguardo di Dio sulla realtà, li apre ad una visione sapienziale della vita, della storia, li educa secondo il cuore di Cristo e li forma al suo pensiero[20].

Al termine di queste sue indicazioni, papa Ratzinger, invita l’intero popolo di Dio a scorgere nella figura di Maria di Nazareth un modello valido da imitare, per un approccio santificante alla sacra scrittura. Ella, in effetti, durante l’intero corso della sua esistenza, ha ascoltato, meditato, custodito ed annunciato la Parola di Dio.

Maria parla con noi, parla a noi, ci invita a conoscere la parola di Dio, ad amare la parola di Dio, a vivere con la parola di Dio, a pensare con la parola di Dio. E possiamo farlo in diversissimi modi: leggendo la Sacra Scrittura, soprattutto partecipando alla Liturgia, nella quale nel corso dell’anno la santa Chiesa ci apre dinanzi tutto il Libro della Sacra Scrittura. Lo apre alla nostra vita e lo rende presente nella nostra vita.[21]

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Suggerimenti bibliografici dell’autore

[1] Cfr. Benedetto XVI, Pensieri sulla Parola di Dio, (a cura di L. Coco), Libreria Editrice Vaticana 2008, p.23.

[2] Ibid. pp. 9-10.

[3] Ibid. p. 33.

[4] Con questo termine ci si riferisce al concetto di educazione così come l’ha inteso il filologo Tedesco Warner Jaeger. La paideia indica un processo di educazione mirato a formare integralmente l’uomo, a partire da un ideale e non dall’individuo. L’ideale a cui fa riferimento L’educazione cristiana si riferisce a Gesù Maestro: i credenti attraverso la ricezione dei sacramenti dell’iniziazione, vengono supportati dall’azione ecclesiale, a conformare il loro agire all’agire di Cristo stesso, per la loro piena realizzazione.

[5] Ibid. p. 6-8.

[6] Loc. cit.

[7] Ibid. p. 34.

[8] Ibid. p. 48.

[9] Ibid. p. 49.

[10] Ibid. pp. 50-54.

[11] Ibid. p. 55.

[12] Ibid. p. 61.

[13] Ibid, pp,75-77.

[14] Ibid, p,82.

[15] Ibid, pp,83-85.

[16] Ibid, pp,97-98.

[17] Ibid. pp. 98-99.

[18] Ibid. p. 103.

[19] Cfr. Benedetto XVI, Esortazione apostolica Verbum Domini, Libreria Editrice Vaticana 2012, nn. 86-87.

[20] Loc. cit.

[21] Cfr. Benedetto XVI, Pensieri sulla Parola, op.cit. pp,41-42.

 

Posted by Giuseppe Lubrino

Prof. Giuseppe Lubrino. Libero Blogger

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