L’uomo virtuale si può collocare come Soggetto che vive e agisce all’interno della postmodernità. Per postmoderno si intende quel periodo che va dagli inizi degli anni sessanta ad oggi, in concomitanza con il tramonto della modernità. Tale cambiamento è stato determinato da uno sviluppo repentino dei mezzi di comunicazione e da strutture/sistemi economici sempre più rivolti a dimensioni globalizzanti. Tra le peculiarità più importanti possiamo evidenziare lo straordinario sviluppo della rete, difatti, è un dato oggettivo che l’uomo della postmodernità è “obbligato” a vivere a stretto contatto con l’innovazione tecnologica. Il suddetto progresso che solo alcuni decenni addietro veniva visto come qualcosa di utopico ha facilitato molti ambiti della vita sociale favorendo lo sviluppo di una comunicazione sempre più efficace e immediata. Oggi grazie a internet e alle varie reti di comunicazione globale è possibile dialogare con tutti, qualunque sia la distanza non ci sono più confini, non ci sono più limiti all’informazione, il motto è: si sa tutto di tutti nell’immediato. Da questa “ragnatela” mediatica si è poi sviluppata una modalità comunicativa estremamente rapida e allo stesso tempo intricata, analogicamente possiamo immaginarla come un fiume in piena senza logica di scorrimento delle acque:

Il tempo che percepiamo oggi è esclusivamente quello presente. Ragioniamo solo in termini di adesso; lo trattiamo come il caffè istantaneo. Prima era strutturato in maniera più solida e le divisioni tra lavoro e riposo, tra momenti pubblici e privati, erano nette. Oggi sono incerte, magmatiche. E i social media hanno fatto molto per cambiare la nostra percezione del tempo e delle relazioni; in un attimo, se mi annoio, posso isolarmi durante una serata fra amici ed entrare in relazione con altri, virtuali, grazie a un telefono (…) La verità è che la rivoluzione nel modo di comunicare sta andando troppo veloce e le sue conseguenze non sono ancora chiare. I vecchi sistemi non portano più risultati, i nuovi non sono ancora strutturati per incidere davvero”, (Zygmunt Bauman).

Questo costante e veloce “bombardamento” mediatico di informazioni e di relazioni virtuali, rischia di compromettere la capacità di interiorizzare, di valutare adeguatamente tutto ciò che si ascolta o si legge, l’immediatezza e l’esigenza di essere celeri, non permettono di trovare tempo per una ponderata e costruttiva riflessione sui contenuti proposti. Attenuando l’attenzione verso il nucleo interiore/riflessivo, come di riflesso, l’individuo sperimenta una duplice alienazione: verso se stesso e verso il tessuto sociale, il sapere diventa “sentito dire” e l’Essere si frammenta e si perde nel calderone del “sentito dire” lasciando spazio a quella che oggi viene definita post-verità o Fake news, in sintesi una falsa notizia senza alcun tipo fondamento bibliografico o anche sitografico.

Oggi, se faccio una domanda a Google, molto probabilmente il numero di risposte che ottengo supererà i due o tre milioni, il che vuol dire che non sarò mai in grado di leggere tutte o anche solo immaginarne il contenuto. Se prima il problema era la mancanza di conoscenza, oggi è la sua sovrabbondanza”, (Zygmunt Bauman).

In conclusione: sicuramente la rete rappresenta una straordinaria opportunità di conoscenza, la “classica” finestra virtuale aperta al mondo, ma sta al Singolo riflettere su come concepire il proprio modo di approcciarsi e conoscere le cose: fittizio, superficiale o approfondito e accorto? Bisogna ricordare di essere sempre curiosi, mai sazi e specialmente di non pensare che la conoscenza sia esauribile. Il “so di non sapere” socratico può aiutarci a navigare nelle acque a volte tempestose a volte quiete della rete.

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Suggerimenti bibliografici dell’autore

Zygmunt Bauman, Vita liquida, 2005.

Zygmunt Bauman, Capitalismo parassitario, 2009.

Sitografia suggerita dall’autore

Zygmunt Bauman, Il muro di vetro.

Zygmunt Bauman: vivere online ci rende più fragili, Vanityfair.

Posted by Marco Di Domenico

Curatore della pagina

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