Nichilismo: manca il fine; manca la risposta al “perché?”. Che cosa significa nichilismo? – che i valori supremi perdono ogni valore”. (F. Nietzsche, fr. 9 (35), in Frammenti postumi 1887-1888).

La nostra epoca è contrassegnata da molte conquiste in svariati ambiti: medicina, tecnologia, scienza e così via, ma qualcosa di subdolo e di logorante sembra insinuarsi nell’Animo umano. Questo malessere generalizzato possiamo chiamarlo genericamente nichilismo. Etimologicamente parlando cosa significa il termine nichilismo? Il suddetto termine deriva dal latino nihil che semplicemente significa niente o nulla. Nietzsche in Frammenti postumi, descrivere il nichilismo come l’abbattimento di quei valori che un tempo venivano definiti supremi e indissolubili, la cui perdita ha determinato un senso di smarrimento generale. Il senso di precarietà e l’incapacità nel proiettarsi costruttivamente verso una costruzione di senso ha causato nel tempo una frammentazione sociale che a sua volta ha influenzato il singolo, rendendolo incapace di vedere nel futuro la possibilità di costruire qualcosa di fondato e di duraturo.

Vittime designaste sono i giovani che, pur non rendendosene conto, vivono in una costante inquietudine verso il divenire del tempo ed in particolare verso il proprio nucleo interiore. Il presente viene vissuto come una dimensione temporale priva di senso dove l’unico modo per eludere questa percezione logorante è quello di viverlo con la massima intensità, attraverso distrazioni che il mercato del consumo produce costantemente e dove a consumarsi è la capacità di interpretare con criterio e possibile risoluzione questa “imperscrutabile voragine”. La mancanza di una sana prospettiva verso il futuro e di legami affettivi sempre più superficiali e fragili, come appare evidente oggi, fanno pensare erroneamente a un problema di tipo esistenziale/psicologico mentre invece, come sosteneva Goethe, l’individuo è proiettato verso una costruzione di senso e nella “cultura” nichilista, fondata sull’immediatezza e dunque sulla mancanza di punti fermi e di ideali, questa meta viene svilita dall’incapacità di porsi verso una progettualità a lungo termine.

Altra nota dolente, in questa dimensione che possiamo definire fumosa, è il totale distacco dalla storia. Oggi molti giovani non sanno se non soltanto da un punto di vista strettamente biografico e di tornaconto quantitativo in relazione al rendimento scolastico, cosa volevano trasmetterci personaggi come: Leopardi, Socrate, Leonardo, Dante, Pirandello, Calvino, Montale e via discorrendo, ma conoscono alla perfezione l’ultima insensata tendenza, chi ha vinto il reality di turno o si limitano ad imitare pacchianamente qualche cantante rock etichettato come mito e “modello di vita”. L’industria del consumo, dello “spettacolo” e della creazione dei miti che ha come unico scopo quello di lucrare, ha capito benissimo che tipo di “cura” dare al proprio “paziente”: immediatezza, superficialità e successo a buon mercato. L’unica cura è quella di agire culturalmente al fine di stimolare una riflessione costruttiva e di riportare alla luce i grandi temi, i grandi maestri del pensiero i quali hanno cercato in seno al grande abisso umano di indicare una strada, una continuità, un fervore intellettuale e spirituale volto al progresso integrale del singolo e di conseguenza dell’umanità.

Suggerimenti bibliografici dell’autore

Umberto Galimberti, L’ospite inquietante, il nichilismo e i giovani, 2007.

Erich Fromm, Avere o essere? 1976.

Pubblicato da Marco Di Domenico

Curatore della pagina

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