Il film di Zack Snyder 300 (2007) racconta una storia diversa e molto più affascinante di quello che si pensi. È uno zoom su un particolare della guerra tra Greci e Persiani? Certamente sì. Ma è anche un quadro che mostra la nostra guerra, attualmente in corso, tra occidente liberale e mondo islamico. Vediamo come. Continuando la mia ricerca zizekiana sulla cinematografia, dopo Titanic, mi appresto a un rovescio interpretativo di questo film. La narrazione prende le mosse da un dato storico, la battaglia delle Termopili (Le porte calde), dove un gruppo di spartani motivati e addestrati tenne testa per tre giorni alla possente armata persiana. E tuttavia il film fu duramente contestato all’epoca per sostenere una certa visione di destra-militarista americana in un periodo di tensioni con Iran e Iraq.

Sebbene Snyder abbia negato una lettura politica del suo film parte della critica fu impietosa. Kyle Smith disse che il film poteva essere apprezzato solo dalla gioventù hitleriana, Roger Moore lo etichettò come «arte fascista»; Gene Seymour, più semplicemente, ribatteva che il film fosse troppo stupido per trarre conclusioni ideologiche. Ammettiamo invece che possa essere politicizzato. Meglio ancora: ammettiamo che il film racconti una storia del passato per schiuderci il presente; allora, rovesciandolo dialetticamente, il film racconta esattamente il contrario di ciò di cui la critica lo accusa. Il film non è fascista ma, all’opposto, esprime il massimo grado di sinistra hollywoodiana. La storia che racconta il film non è una semplice battaglia quanto piuttosto uno scontro di civiltà tra occidente ed oriente ma la chiave di lettura è il ribaltamento degli schieramenti. Nel film l’occidente è l’oriente e l’oriente è l’occidente.

Gli Spartani e le poleis greche sono un piccolo e povero paese costretto ad affrontare una dura battaglia contro il più vasto e potente impero Persiano di Serse I, più sviluppato economicamente e militarmente: fuori di metafora gli Stati Uniti. In questo contesto l’impero di Serse è il modello dell’imperialismo americano. Il film di Snyder è una sottile quanto arguta denuncia alla politica estera americana, altro che fascismo! I giganti, gli elefanti e le frecce infuocate persiane sono esattamente il parallelo antico delle armi tecnologiche moderne, la morte di Leonida sotto una pioggia di frecce è metaforicamente paragonabile ai bombardamenti a distanza statunitensi che lanciano i loro missili sopra i territori islamici a debita distanza.

Per di più, il discorso di Serse, quando cerca di convincere Leonida alla sottomissione, vi sembra un discorso di un fondamentalista islamico? Serse offre piaceri sessuali, protezione e concede ai Greci l’autorità su tutto il Peloponneso se Leonida è disposto ad ammettere la supremazia e il controllo persiano. Dice Žižek: «Questa richiesta non è simile a ciò che il presidente Regan domandò al governo sandinista del Nicaragua? Tutto quello che dovevano fare era dire “hey uncle!”». L’accampamento di Serse vi sembra di un fondamentalista o vi appare come la corte di un paese occidentale e multiculturale in cui diversi stili di vita s’intrecciano in orge e permissivismo fino a lambire l’estremo lassismo nichilista? Di contro, gli spartani, sono pronti all’estremo sacrificio per difendere le loro famiglie e la loro cultura, fondandosi esclusivamente sui propri valori e la propria disciplina. Non ricordano molto di più i soldati d’élite della guardia rivoluzionaria iraniana? L’occidente è l’oriente e l’oriente è l’occidente, per questo il film va difeso dai ridicoli attacchi sinistroidi che lo bollano di becero fascismo.

Lo storico Tom Holland scrive: «Nel quinto secolo a.C., un superpotere globale era determinato a portare verità e ordine in quelli che esso considerava come due stati terroristi. Il superpotere era la Persia, incomparabilmente ricca di ambizione, oro e uomini. Gli stati terroristi erano Atene e Sparta, città eccentriche in un paese povero e montagnoso: la Grecia». Questo vuol dire che il «terrorismo» è sempre e maledettamente ideologico. Il terrorista è sempre «l’altro» che adopera violenza, mentre lui, il «terrorista» (a ragione o a torto), si sente un patriota. Non eravamo anche noi italiani dei terroristi per gli austriaci? Le cinque giornate di Milano, dal punto di vista austriaco, non furono un atto terroristico? Eppure dal nostro punto di vista fu eroismo patriottico. Sarà soltanto la successiva storia scritta dai vincitori a determinare chi fu terrorista e chi patriota. E poi, anche il patriottismo, ha derive senza dubbio violente.

Quando invece è l’occidente liberale ad utilizzare una violenza oscena sugli altri popoli allora si diventa maestri nel mutare il linguaggio e, Wittgenstein insegna, modifichiamo con esso la percezione di tutta la realtà. Noi non siamo mai terroristi, tuttalpiù facciamo la «guerra per la pace» (si vis pacem, para bellum dicevano i latini), non massacriamo popoli per ideologia ma per «esportare la democrazia» (e questa non è ideologia?). Cambiando il linguaggio modifichiamo il pensiero e, necessariamente, la realtà dei fatti. Se riuscissimo a togliere il velo ideologico strutturato dal linguaggio, scopriremo che esiste un solo fatto: laddove esploda una bomba, voli un proiettile, si squarci una gola, è già terrorismo. Non importa la parte. Non importa la politica. È già terrorismo.

Da ultimo voglio rilevare che Leonida, sebbene venga sconfitto, alla fine, sarà proprio la Grecia ad avere la meglio sull’impero Persiano e a vincere la guerra. E se, l’occidente è l’oriente e l’oriente è l’occidente, allora il significato del film mostra un futuro che la maggior parte di noi non vuole neanche prendere in considerazione. Morale della favola: forse stiamo combattendo (noi occidentali) una guerra che non possiamo vincere perché non può bastare l’avanzamento militare quando hai di fronte un esercito non mercenario che lotta per valori ritenuti fondamentali nella loro esistenza, come accadde per gli spartani e gli ateniesi. L’occidente (obcidere = tramontare) sta allora adempiendo il carattere del suo stesso nome? Non lo so, ma i segnali che mostrano la fine di un’epoca ci sono tutti.

Posted by Vincenzo Viviani

Laurea Magistrale in Scienze Religiose.

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