Scriveva Mimma Golino Gaspari nel suo Libro “L’industria della canzone”, edito da Editori Riuniti Libri di base 1981: “Cultura e divertimento sono considerate, di solito e a torto, due realtà separate. Chi fa cultura, non si diverte: chi si diverte non fa cultura, anzi, se ne allontana: evade”. E’ dall’evasione che voglio cominciare  a parlare di un mondo oramai scomparso. La cultura, considerata come tale, non può fare a meno di evidenziare l’importanza sociale delle canzoni italiane nel dopoguerra. In un’Italia che si rialzava dolorante e ferita, la musica fu una componente essenziale nell’accompagnare gli anni della rinascita.

La musica italiana, in particolar modo quella inventata, prodotta e realizzata dalla RCA Italiana fu la colonna sonora di un periodo scintillante per la nostra Nazione in veloce crescita, che viveva repentini cambiamenti di usanze e folklori. Parlando di RCA Italiana, molti di voi ricorderanno un semplice logo impresso sui 33 e 45 giri acquistati: un ricordo sbiadito. Quella casa discografica popolata da persone estremamente diverse tra di loro, ma con l’unico denominatore della qualità, fu la fucina delle melodie che ci avrebbero accompagnato dagli anni 50 ad oggi. Qualche nome? Nilla Pizzi, Nico Fidenco, Gianni Meccia, Edoardo Vianello, Paolo Conte, Domenico Modugno, Rita Pavone, Gabriella Ferri, Ennio Morricone, Ivan Graziani, Bruno Lauzi, Gianni Morandi, Lucio Dalla, Francesco De Gregori, Patty Pravo, Renato Zero…come mi raccontò il mio caro Amico (credetemi è riduttivo definirlo così) Francesco Logoluso (art director RCA dal 1963 al 1988): “gli artisti erano pulcini (persone normali dotate più o meno di talento) che noi trasformavamo in aquile”.

Ho avuto la fortuna di conoscere molti addetti a quella immensa realtà e diventare amico di alcuni  di loro:  amicizie nate dalla  pura curiosità di scoprire chi si nascondeva dietro quei nomi sconosciuti stampati sul retro delle copertine dei dischi, una ricerca leggera e stimolante accompagnata elegantemente da amici nazionali con la stessa identica passione. Intuì sin da subito che un solo nome  (quello dell’artista sulla copertina) era il risultato del lavoro di altri nomi e cognomi nascosti. Altra testimonianza importante fu quella di Antonio Coni (dirigente RCA-Numero Uno-BMG-BMG Ricordi): “le canzonette, come le chiamavano il giorno dopo, venivano fischiettate da tutti. Eravamo poveri ma gioiosi: stare a mensa con gli artisti era la normalità. Venivano i bambinetti Morandi e Pavone con i loro genitori”. La vendita ovviamente era anche il fine aziendale, ma non il solo, come lo è oggi in un buon 90% dei casi.

Spessori di anime di altri tempi, L’Abbey Road italiana. I sentimenti messi in musica nella consapevolezza di poter alimentare i sogni di milioni di persone. Ingegneri plurilaureati curavano minuziosamente ogni aspetto aziendale: è stato curioso per me scoprire come il pensiero (quindi l’idea e il sentimento)  si mischiasse con il lavoro di decine di persone e l’utilizzo di vari macchinari per finire in un “pezzo di pece nera” che sarebbe arrivata in tutte le case perfettamente incartata in copertine ideate, studiate, realizzate per ogni singolo lavoro e che avrebbero fatto da colonna sonora alla vita di tutti i giorni. E poi musica classica, edizioni letterarie, sigle di film, di cartoni animati che avete cantato tutti voi che state leggendo (curate dall’addetto ai progetti “speciali” Olimpio Petrossi).

Persone di un’umanità di altri tempi (ovviamente non tutti) con i quali tutt’oggi ho la fortuna di confrontarmi, ma soprattutto ascoltare dalla loro voce quello che era il rispetto per il posto di lavoro senza gradini o podi. Ricordate l’emozione che si provava quando si andava ad acquistare il disco del cantante preferito? L’emozione nel togliere quel cellophane dalla copertina con la certezza di avere un passe partout per arrivare finalmente ad ascoltare nuovi brani che erano in grado di comunicare con la nostra anima? I più giovani purtroppo non possono neanche immaginare di cosa stia parlando. Esisteva un collegamento intimo tra persone perfettamente sconosciute, nella certezza che dietro un singolo vinile c’erano musicisti e addetti vari che avevano lavorato affinché la nostra anima potesse vibrare in sintonia con le loro sensazioni. Studi minuziosi dei suoni (e cito Rodolfo Bianchi perché anche lui è entrato in casa vostra senza che voi ve ne accorgeste).

A distanza di decenni la qualità di quelle produzioni testimonia la professionalità di  un lavoro certosino svolto in un’Italia davvero impressa negli occhi del mondo intero. La foto dell’LP in allegato è il primo disco della RCA Italiana ed è una stampa promozionale “dimostrativa”: serviva per far ascoltare la qualità delle nuove strumentazioni che arrivarono in Italia. E’ strabiliante per me scoprire come l’unico filo ben saldo, a distanza di tanti anni dalla chiusura aziendale, sia quello della condivisione di belle anime che, pur non conoscendo personalmente alcun collegamento tra di loro, si sono incrociate con la mia e quelle di altre belle persone che hanno avuto le mie stesse sensazioni (sconosciuti fino a qualche anno fa). Sono ancora indissolubilmente unite da un’unico comune denominatore: il rispetto e la stima.

Mi piace pensare che un giorno ci sarà un’altra realtà simile a quella della RCA e cioè un contenitore popolato da fonici, arrangiatori, autori, compositori, art director, musicisti di altissimo livello pronti a farsi carico della responsabilità di regalare ancora sogni e spensieratezza alla popolazione di una Nazione, che per certi versi sembra addormentata cullata dai format americani, ma che, ne sono certo,  non vede l’ora di svegliarsi e di tornare a cantare a squarciagola (perché no, anche il giorno dopo) testi e musiche  di generi diversi tra di loro, ma con il marchio inequivocabile della grande musica nazionale sottolineata dalla nostra storia: unica e irripetibile. Di esempi ne abbiamo…ripartire da lì sarebbe un’idea.

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Posted by Alessio Santamaria

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