Nonostante si dichiari da ogni megafono mediatico l’assoluta libertà del nuovo individuo democratico-occidentale, svincolato dalle «grandi narrazioni» dal postmodernismo, la realtà è un’altra: l’ideologia, che buttata fuori dalla porta rientra dalla finestra! L’ideologia contemporanea è così totalizzante che non l’avvertiamo, non la vediamo e, appunto, una ideologia è tale finché è occulta, essa c’è fintanto si crede che non ci sia. Essa permea ogni cosa, nulla è neutro e tutto è ideologico: cinema, televisione, pubblicità, stampa, informazione, web sono tutti strutturalmente ideologizzati. Un esempio curioso di questa pervasività è l’ideologia nascosta in uno dei film hollywoodiani di maggior successo negli ultimi anni, Titanic di James Cameron. Sulla scorta interpretativa del filosofo Slavoj Žižek possiamo anzitutto chiederci se il film riguarda davvero la storia della nave che affondò nel 1912 o se invece la narrazione racconta altro.

In prima battuta il film riguarda sicuramente il Titanic, la tristemente famosa nave della White Star Line che finì sul fondo dell’oceano dopo l’impatto con un iceberg. E tuttavia, la vicenda della nave è funzionale solo come sfondo, come contesto per raccontare un’altra cosa: la storia d’amore tra Jack (Leonardo di Caprio) e Rose (Kate Winslet). Ciò è corroborato anche dall’altro film-kolossal di Cameron: Avatar. Sì, perché se si guardano le due pellicole attentamente si può notare una somiglianza straordinaria, sembrano quasi uguali; a cambiare di molto è soltanto il contesto, lo sfondo sul quale la vicenda si dipana. Il film Titanic non è un film sul Titanic. Questo è abbastanza evidente, il problema è un altro e concerne la vera narrazione del film, la storia d’amore, una storia prepotentemente ideologizzata.

La prima istanza che evidenziamo è l’improbabile marxismo hollywoodiano di Cameron, «quella ridicola simpatia fasulla verso le classi più basse» (S. Žižek) . Nel film è marcatissima la grottesca dicotomia tra la classe aristocratica e la terza classe. In prima classe, le persone sono per lo più viziate, egoiste, codarde, avvizzite e cattive perfettamente incarnate dall’antagonista, il fidanzato di Rose. I passeggeri di terza classe sono invece gli sfortunati, i vinti dal destino, ma buoni d’animo e pieni di gioia e vitalità. Questa struttura ideologizzata è sostenuta da un impianto ideologico ancor più reazionario e riprende un vecchio mito imperialista. Difatti Rose, una ragazza dell’alta società psicologicamente insicura, frustrata da quel mondo marcio, con un Ego completamente a pezzi tanto da perdere la propria identità e pensare al suicidio buttandosi dalla poppa della nave sfrutta vampirescamente la vitalità del ragazzo della terza classe per ricostruirsi psicologicamente e rivitalizzare la propria vita annoiata.

La funzione di Jack è quella di «mediatore evanescente» (S. Žižek), cioè quella di ridisegnare letteralmente la personalità di Rose per poi sparire per sempre (Jack, l’artista, la ritrae nuda sul divano, la ricostruisce de facto disegnandola, metafora della ricostruzione psico-ontologica di Rose, per poi morire alla fine del film). Questo paradigma non è altro che l’ennesima versione di uno dei vecchi miti imperialisti più apprezzati: «quando le persone delle classi alte perdono la loro vitalità hanno bisogno di un contatto con le classi più basse. In pratica le sfruttano, in maniera vampiresca, come se succhiassero la loro energia vitale. Una volta rivitalizzati possono tornare alla loro vita appartata di privilegiati» (S. Žižek).

Si può a questo punto smascherare l’osceno e fasullo marxismo di Cameron. I ricchi sono cattivi, i poveri sono buoni. Ma a morire nelle fredde acque dell’atlantico non è la viziata e tracotante Rose ma il buon pezzente Jack, come a dire: «nella vita te la caverai solo se sei ricco, cattivo, pronto a calpestare i più deboli». Sarebbe stato un colpo di genio far morire la ragazza, ma forse questo non avrebbe fatto alzare l’incasso. Un altro punto fortemente ideologico riguarda l’iceberg. Sempre il filosofo di Lubiana ci fa notare come l’impatto fatale che squarcia la nave non avviene immediatamente dopo l’atto sessuale degli amanti clandestini. Se fosse successo così, se l’impatto fosse avvenuto appena dopo la scena di sesso allora la lettura sarebbe stata semplicemente la punizione del «Destino» per la duplice trasgressione degli amanti: l’illegittimo atto sessuale e la rottura del tabù sociale della divisione in classi. Le cose stanno però diversamente.

L’iceberg arriva, con la sua ineluttabilità, solo quando Rose, sul ponte della nave, manifesta la sua intenzione di lasciare tutto il suo mondo lussuoso, viziato e meschino per seguire il suo vero amore in una vita di povertà e provvisorietà. «L’iceberg allora arriva a prevenire quello che sarebbe stato il vero disastro, ovvero la vita di coppia a New York. L’incidente arriva a salvare il loro amore per sostenere l’illusione del vivranno per sempre felici e contenti» (S. Žižek). Perché molto probabilmente, la ragazzina viziata, dopo alcuni mesi di passione sarebbe ritornata tranquillamente alla sua vita agiata e lussuosa, lasciando Jack nella miseria della sua classe sociale. Questa chiave di lettura è corroborata anche dalla scena finale in cui Rose si sveglia sopra un pezzo di legno galleggiante e vede il suo amato mortalmente aggrappato al bordo della zattera di fortuna che, invece, salverà la ragazza. Si vede chiaramente che mentre la ragazza piange disperatamente dicendo «non ti lascerò mai andare» spinge il suo amato giù negli abissi, se ne libera definitivamente giacché il ruolo di «mediatore evanescente» di Jack è concluso.

Una ulteriore lettura è possibile – e qui ci distacchiamo da Žižek – , l’ideologia sotterranea che percorre queste scene sembra voler suggerire che non esiste e non può esistere nessun vero amore, nessun amore eterno o almeno duraturo. Può darsi che abbia ragione Cameron, ma perché darsi così per vinti? Secondo lo schema interpretativo fin qui usato il regista racconta un unico modo per far durare per sempre un rapporto di coppia: eternizzarlo mitizzandolo. Solo con la morte di Jack il loro amore diventa eterno; solo nel ricordo di un amore impossibile e mai messo alla prova della vita questo diventa davvero duraturo, un amore vero! Che diavolo di tristezza signor Cameron! La logica consumistica deve assolutamente disincantare il mondo in ogni suo aspetto, anche l’amore, anche l’amore in un film, anche l’amore nei nostri sogni. L’ideologia è ovunque, anche in un film di intrattenimento come dovrebbe essere il Titanic di Cameron. Stiamo attenti, resistiamo!

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Suggerimenti bibliografici dell’autore

Žižek S.: The Sublime Object of Ideology. Londra-New York, 1989. L’oggetto sublime dell’ideologia, Firenze, 2014.

Posted by Vincenzo Viviani

Laurea Magistrale in Scienze Religiose.

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