N.B.: in fondo all’articolo troverete diversi suggerimenti bibliografici di fondamentale importanza per approfondire la seguente tematica. 

Il primo punto da fissare è il fatto che il seguente articolo non vuole essere un’apologia a favore del nuovo governo giallo – verde né tantomeno di dare un orientamento politico, ma una presa di posizione verso una stampa non poche volte faziosa e evidentemente sempre meno obiettiva. Lo scopo è quello di suscitare una costruttiva riflessione. Partiamo dal presupposto che un buon giornalismo deve poggiare sull’obiettività e senza quest’ultima prerogativa l’informazione diventa irrimediabilmente di parte, faziosa. La formazione del nuovo governo ha messo in luce che tutta la stampa italiana o quasi, manca di obiettività e in molti casi di serietà.

La domanda sorge spontanea: come mai tutta la stampa partendo da la Repubblica fino al Giornale remano oggettivamente contro un governo che ancora non è nemmeno entrato nel pieno del proprio incarico e delle proprie competenze? A questa domanda ovviamente non possiamo dare una risposta esaustiva, ma sta al cittadino riflettere cercando principalmente di essere obiettivo e sincero con se stesso, atteggiamento di cui la stampa sembra non tener conto. Veramente possiamo chiudere questo siparietto, tra l’altro poco edificante, adducendo che il Di Maio e il Salvini siano due “irresponsabili”, due “mostri” da tener lontano? Veramente vogliamo pensare che questi due bontemponi siano in grado di distruggere l’Unione Europea? Come riportato dal settimanale tedesco Der Spiegel. A questo punto possiamo porci un’altra domanda: la stampa italiana e quella estera sono veramente libere o hanno l’obbligo di rispondere al Signor X o alle agenzie di rating?

L’intuito e l’osservazione oggettiva possono venirci in aiuto: non potrebbe semplicemente essere che questo governo remi contro quella famosa e famigerata dittatura del pensiero unico? Un mondo omogeneo privo di differenze sostanziali e d’identità, un mondo dove le identità (del singolo) sono sfumate e le differenze assumono i “connotati” spettrali del: “tutti siamo uguali e tutti possiamo fare e consumare quel che vogliamo. Il consumismo globalizzante ha bisogno di pseudo uguaglianze sociali”. Perché la stampa e i potentati dovrebbero aver paura del nuovo governo italiano? Forse conviene tenere un popolo socialmente disgregato, privo d’identità e quindi più addomesticabile, più accondiscendente verso qualsiasi forma di austerity e verso qualsiasi cambiamento antropologico molto spesso ambiguo. Scomodando il famoso anatema: “ricordati che sei solo e che quindi devi morire”, il gioco è fatto! Scusate l’interpretazione personalizzata. Un popolo che pensa è scomodo! Tutta questa piccola riflessione probabilmente è il frutto di una notte passata a cazzeggiare.

Ma il dubbio rimane, più di un dubbio. Rimane il fatto incontrovertibile che i risultati positivi e anche i fallimenti di un governo non possono essere giudicati, confutati dopo un giorno o due dal proprio insediamento, semplicemente perché non ci sono dati concreti, non esistono risultati su cui dare giudizi negativi o positivi. Queste “leggerezze” giornalistiche in realtà non ci lasciano con un dubbio, ma con una quasi certezza. Ricordiamoci sempre di essere obiettivi indifferentemente dai colori politici. A voi le conclusioni.

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Suggerimenti bibliografici dell’autore:

Carlo Pelanda, Paolo Savona, Sovranità e ricchezza, 2001.

Carlo Pelanda, Paolo Savona, Sovranità e fiducia, 2005.

Roberto di Molfetta, Il Pensiero Unico Occidentale.

Noam Chomsky, La fabbrica del consenso: l’economia politica dei mass media, 1988.

Diego Fusaro, Minima mercatalia: filosofia e capitalismo, 2012.

Giulio Tremonti, Uscita di sicurezza, 2012.

Alberto Bagnai, Il tramonto dell’euro, 2016.

Luciano Barra Caracciolo, La Costituzione nella palude: indagine sui trattati al di sotto di ogni sospetto, 2016.

 

Posted by Marco Di Domenico

Curatore della pagina

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