La felicità ha il sapore della salute è un titolo che, visto così, ha ben poco di mediatico. Lungo? Forse poco evocativo? Semplice? Basta poco però: togliere la maschera alle reazioni di pancia, alle prime impressioni, ed iniziare a leggerlo. Scorrevole, adatto a tutti, chiaro pur tuttavia senza togliere nulla alle realtà scientifiche che emergono da ipotesi validate tramite studi di “intervento”, messi cioè in pratica sul campo, con risultati replicabili e senza bisogno di ricerche epidemiologiche che potrebbero falsare le risposte. L’autore è Luigi Fontana, ricercatore italiano che opera tra il Bel Paese e gli Stati Uniti, pubblicista nelle migliori riviste del mondo, (quelle con Impact Factor elevati). Ricercatore delle evidenze complesse della realtà, ma capace al contempo di estrema sintesi e di divulgazione senza rendere tutto semplicistico e banale.

Il libro, citato poc’anzi, è ricco di spunti di riflessioni, ne cito una frase che pare rendere vivido il messaggio dell’autore: Questo libro, sostanzialmente, parla di stili di vita corretti, in particolare, di un modello nutrizionale ed esistenziale in grado di unire salute, gusto e cultura in un equilibrio armonico basato su solide basi scientifiche. Non c’è ideologia nel suo messaggio ma buon senso, non c’è un guadagno secondario (pillole miracolose da appioppare al primo malcapitato, o poco informato; pro-veg o no-veg, carne si o carne no; integratori miracolosi; teorie strampalate che rassicurano – esempio tipo: se mangi questo ti intossichi, se mangi questo starai male, ecc.) e ciò lo si evince chiaramente scorrendo le pagine o andando ad ascoltare i suoi video sul Tubo. In due parole si potrebbe tradurre il tutto dicendo: non vuole venderti nulla, a nessun livello.

La cosa che mi ha molto affascinato del libro, evidenziata benissimo dalle sue ricerche – e non solo dalle sue – è che l’approccio alla malattia va adeguato: non solo curare quando la frittata è fatta, ma affiancare a ciò la possibilità di ridurre il danno a monte. Come? Con un adeguato “stile esistenziale”, mi viene da dire, rallentando l’invecchiamento come afferma Fontana: “Gli interventi finalizzati a questo scopo possono essere di vario tipo. L’organismo si può proteggere dall’invecchiamento tramite l’esercizio fisico, come pure attraverso alcuni farmaci (rapamicina, acarbosio, aspirina) che contrastano i danni molecolari, ma che non possono essere prescritti a persone ancora giovani e sane per gli effetti collaterali che si associano al loro utilizzo. Appare però sempre più chiaro che uno degli elementi principali della prevenzione è una nutrizione bilanciata ed equilibrata. L’alimentazione e lo stile di vita dell’individuo giocano un ruolo fondamentale. Le ricerche ci dicono che la componente dei geni ereditati dai genitori contribuisce alla salute complessiva solo per un 25-30%; il resto dipende dall’interazione con l’ambiente”.

L’autore da alcuni pratici suggerimenti, uno dei quali è controllare il giro vita, e questo vale non solo per chi è obeso o molto in sovrappeso, ma anche per tutti coloro che hanno la “pancetta”. Questo perché il grasso, specie quello addominale aumenta: “l’infiammazione, l’ipertensione, l’insulino-resistenza e il livello di altri ormoni che aumentano il pericolo di patologie neoplastiche, cardiovascolari e metaboliche”. Altro suggerimento è svolgere più attività fisica – compatibilmente con il proprio stato di salute valutato da un medico – sia di tipo aerobico che leggera pesistica, come è meglio specificato nel libro; poi ridurre l’introito calorico senza andare incontro a malnutrizione.

Proprio questo punto, che nel testo è spiegato in modo chiaro, sembra essere l’aspetto più accattivante e ragionevole su cui porre attenzione. La cosiddetta restrizione calorica già praticata da millenni in tutto il mondo e suggerita da molte tradizioni filosofiche e religiose, sembra essere la via regia per vivere non solo più in salute, ma anche per ridurre l’eccesso di cibo consumato con gravi ripercussioni sull’ambiente che ci circonda e sulle tasche pubbliche causa spese mediche evitabili. Ciò però deve essere affiancato all’introito adeguato di tutti i nutrienti essenziali che può avvenire solo mangiando il cibo giusto. In primis verdura di tutti i tipi, cotta e cruda; cereali “veramente integrali” anche qui variando il più possibile; legumi della più vasta scelta; poi a seguire frutta, yogurt, frutta secca e semi oleaginosi e l’olio d’oliva.

Questi sono i pilastri della vera dieta mediterranea, molto simile a quella delle altre Zone Blu del mondo, quelle cioè dove si vive meglio e più a lungo. In aggiunta 2-3 volte a settimana il pesce; piccole porzioni 1-2 volte a settimana di uova e formaggi di ottima qualità (ricordando però di considerare calorie e composizione chimica dei questi alimenti, molto ricchi in grassi saturi); carne sempre di ottima qualità, come del resto il pesce, massimo una volta a settimana e dolci occasionalmente e, ovviamente, in piccole quantità. Lo scopo è restare magri, non per essere più attraenti, ma per il semplice motivo che più adipe si ha più aumenta il rischio di peggiorare lo stato di salute. Si è visto che nelle Zone Blu inoltre c’è un forte senso di famiglia e di comunità, ci si sostiene l’un l’altro, si muovono regolarmente come già accennato sopra e c’è anche un forte legame con la spiritualità.

Vi lascio alla lettura, estremamente interessante, del libro ricordando anche che nel testo c’è l’intento di ricordare al consumatore che il gusto può essere preservato usando la fantasia in cucina, non mangiando cibi poco salutari e, altro aspetto importante, la salute del Pianeta dipende da noi: inquinamento – principale prodotto dell’uomo – deriva per buona parte da industrie che producono beni in surplus spesso inutili, riducendo investimenti per attività rispettose per la vita sulla Terra; altre fonti di inquinamento sono gli allevamenti definiti intensivi, industriali e senza terra che scaricano bombe inquinanti nei fiumi. Poi plastica, metalli pesanti e via dicendo.

L’inquinamento passa anche tramite Tv ed Internet. Ma su questo non ci addentriamo troppo, credo sia sotto gli occhi di tutti; si può usare tutto ma con criterio perché anche il relax diventi un momento fecondo e non banale attraverso cui nutrire spirito, psiche e corpo. Libro che apre a molteplici riflessioni quindi, nessuna ideologia ma tanta voglia di domandarsi e di riflettere sulla via che si è decisa di percorrere.

 

Posted by Stefano Marini

Psicologo specializzando in Psicoterapia. Editore della pagina

Leave a reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *