“E’ incredibile ciò che si riesce a vedere con le orecchie, non appena si accende la radio” (Ashleigh Brilliant). Tra l’epoca della modernità e quella della post-modernità l’essere umano ha inventato e sviluppato diversi sistemi di comunicazione: la radio, poi la televisione e infine i moderni social tecnologici. Tali strumenti hanno fortemente condizionato la società nelle sue diverse epoche, diventando addirittura delle icone rispetto alle modalità di esercitazione del pensiero e dei rapporti umani. Oggi, i moderni strumenti di comunicazione ci donano la perfezione: qualità dell’immagine, velocità di circolazione delle informazioni, possibilità di vedere tutto nello stesso momento in cui sta accadendo, vantaggio di comunicare con chiunque in qualunque parte del mondo e in tempo reale, ampia scelta di canali e tempi di risposta immediati rispetto alle nostre richieste.

Eppure, in tutta questa perfezione tecnologica l’essere umano (per sua natura imperfetto, riflessivo e inquieto) non riesce a trovare la sua dimensione. Ci sentiamo esseri troppo imperfetti in un mondo troppo perfetto. Come scrive Angeles Donate nel libro “La posta del cuore della senorita Leo”: “Durante quasi tutto il XX secolo, le onde della radio si intrecciarono con la vita di molte persone: nella pace del focolare domestico, in mezzo alle trincee, negli uffici, sui mezzi di trasporto la voce dei presentatori radiofonici faceva compagnia a bambini, giovani e adulti. La musica, i notiziari, le trasmissioni, le partite di calcio, le interviste a personaggi più o meno famosi permettevano alla gente di informarsi, divertirsi, gridare allo scandalo, insomma, di vivere.”

E soprattutto, la radio ci faceva immaginare, sognare, provare emozioni: chi di voi non ricorda con nostalgia la curiosità di associare un volto (sconosciuto) alla voce calda del presentatore o della presentatrice, chi non ha almeno una volta telefonato al numero della radio locale per dedicare all’amato o all’amata la vostra canzone, attendendone con ardente fervore la trasmissione e l’ascolto? Chi di voi non ricorda i tempi in cui la partita di calcio della squadra del cuore si ascoltava alla radio, preferendo questo o quel radiocronista, e quando quest’ultimo iniziava ad aumentare il tono della voce per un’azione d’attacco il nostro cuore cominciava a battere più forte? Immaginavamo quell’azione, i movimenti del calciatore che crossava, di quello che segnava, come poteva esprimere la sua esultanza l’incontro di calcio era tutto dentro la nostra testa, e dentro il nostro cuore.

Cara amata radio, ricordo quando da ragazzo posizionavo le audio cassette nel radio registratore per registrare il mio brano preferito, premevo “record e play”e accadeva che negli ultimi secondi della canzone il presentatore con la sua voce coprisse la registrazione: che nervi, l’avrei ucciso! La vita era apparentemente più difficile, più povera, nulla era a portata di mano, tutto era una conquista però sapevamo cosa volevamo! E conoscevamo i tempi lunghi di ogni conquista! Oggi, nella confusione di input e nell’ampiezza delle scelte che ci vengono offerte, nella facilità di avere ogni risposta con un solo click, abbiamo dimenticato il sapore delle domande, dell’attesa, dell’essenzialità. Non sappiamo più cosa vogliamo!

E poi, quel gracchiare dei dischi di vinile! Oggi il suono è pulito, perfetto, ma paradossalmente gli manca qualcosa, quell’imperfezione che emoziona noi esseri vulnerabili, e che ci veniva donata da quel suono sofferto. Ieri mi è accaduto un sogno: mi reco presso uno studio medico, avviso del mio arrivo in segreteria e dopo un quarto d’ora entro. Tempo mezz’ora, esco dallo studio del medico e torno in segreteria per pagare e avere copia della fattura; la segretaria mi guarda e con un bagliore negli occhi mi sussurra: “Io ho riconosciuto la tua voce, 25 anni fa conducevi un programma di dediche su Radio Ascoli, sento ancora la tenerezza e le emozioni che quella trasmissione mi suscitava. Era una festa e mi permetteva di sognare” Grazie, radio. Nessun altro strumento di comunicazione potrà mai più farci sognare come te.

Ti voglio bene, resisti! “Ogni sera, alla stessa ora, l’intero paese si ferma e si mette in ascolto davanti alla radio. Mentre nelle case si diffondono le prime note della sigla musicale, nel piccolo studio di calle Caspe, a Barcellona, cala il silenzio, una luce comincia a lampeggiare e due labbra dipinte di rosso si avvicinano al microfono per augurare la buona notte agli ascoltatori. Sono le labbra di Aurora, la presentatrice di uno dei programmi radiofonici più popolari nella Spagna degli anni settanta: La posta della senorita Leo. Quando Aurora inizia la sua collaborazione con la radio, non può certo immaginare quanto quel lavoro le cambierà la vita. Per molte persone la senorita Leo è una vera e propria ancora di salvezza, una confidente, un’amica via etere” (Angeles Donate – La posta del cuore della senorita Leo).

Posted by Domingo Lupi

Libero Blogger

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