Il famoso film (Matrix, 1999) parla di una realtà virtuale che “l’individuo vive” percepisce come “reale” come vita concreta. Lavoro, attività ludiche, passioni, relazioni e via discorrendo, tutto ciò che riguarda il singolo, insomma la vita “concreta“.

Morpheus: Immagino che in questo momento ti sentirai un po’ come Alice che ruzzola nella tana del Bianconiglio.

Neo: L’esempio calza.

Morpheus: Lo leggo nei tuoi occhi: hai lo sguardo di un uomo che accetta quello che vede solo perché aspetta di risvegliarsi. E curiosamente non sei lontano dalla verità. Tu credi nel destino, Neo?

Domanda: possiamo definirci svegli o addormentati? La risposta non è delle più semplici! Facciamo un esempio o meglio descriviamo la nostra realtà odierna: nell’addormentamento si accettano o non si vedono situazioni, circostanze oggettivamente sbagliate, ingiuste: la fame nel mondo (si conta che ogni giorno muoiono di fame circa 26.000 bambini), guerre sporche, ingiustizie di ogni tipo. Questo scenario sembra non provocare quell’indignazione capace di cambiare concretamente le cose e di risvegliare le coscienze.

Siamo oggettivamente occupati, presi dal fare quotidiano: far quadrare i conti, dove andare in vacanza, trovare un altro lavoro, crogiolarsi nella vita di coppia, litigare o fare pace con questo o quello, trovare un nuovo partner, comprare una nuova lavastoviglie mentre il “vicino” muore di fame, fintantoché non esaliamo l’ultimo respiro se ci andrà bene a 80anni.

Le sopraccitate attività non sono ovviamente da demonizzare e né tantomeno da collocare nella fumosa e inutile area del complottismo fai da te, ma forse c’è un cortocircuito, qualcosa che non torna. Un uomo con una coscienza “risvegliata” probabilmente occuperà il suo tempo domandandosi: il perché della sua esistenza? perché accadono determinate cose sul nostro bel pianeta?  perché tanta ingiustizia? perché tanta disuguaglianza? Domande che danno una direzione trascendentale verso un Altrove mai dimenticato e sempre anelato dall’animo umano.

Conclusione: domandiamo a noi stessi perché non restiamo sconvolti, indignati, atterriti da quel che vediamo e sentiamo ogni giorno: perché non cambiamo in modo tale da poter mutare le cose evitando quelle sterili “indignazioni” di facciata? forse presi dai nostri problemi non ci preoccupiamo di porci le domande, i quesiti più importanti? forse nella “sazietà” non sentiamo l’esigenza di andare più a fondo? o forse aspettiamo che le nostre pseudo certezze crollino inesorabilmente? Ricordiamoci che la “nostra” vita ha un tempo, un tempo determinato. Vale dunque la pena restare “perennemente” in una sorta di stasi, di torpore interiore finché morte non ci separi? Probabilmente no! Allora armiamoci di coraggio e iniziamo il nostro Risveglio.

 

Ti avverto, chiunque tu sia.

Oh, tu che desideri sondare gli Arcani della Natura,

se non riuscirai a trovare dentro te stesso ciò che cerchi

non potrai trovarlo nemmeno fuori.

Se ignori le meraviglie della tua casa,

come pretendi di trovare altre meraviglie?  

 

Oracolo di Delfi

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Suggerimenti bibliografici dell’autore

Salvatore Brizzi, Risveglio, 2008.

Umberto Galimberti, L’ospite inquietante, il nichilismo e i giovani, 2007.

Giovanni Vannucci, Filocalia I-II, 1998.

Posted by Marco Di Domenico

Curatore della pagina

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