E d’improvviso mi sono ritrovato immerso nelle nubi, il passo leggero ma mai troppo sicuro, i passaggi vertiginosi si alternano a scorci da meraviglia. Ora nubi, ora schiarite, discese e risalite, ripidi pendii e vette che si avvicendano. Queste sono le impressioni di una mattinata nei Monti Sibillini, immerso tra la Sibilla e Cima Vallelunga, questo è un racconto che chiunque, anche chi non ha mai calpestato la terra in quei luoghi o non è mai stato in montagna, può sentire dentro di sé: può sentire la fatica pungerti i calli che faticano ad andarsene, il sole che picchia la testa e poi, d’improvviso, il cielo che muta e dalla vale sale un vento che addensa l’aria dinnanzi ai tuoi occhi, come un fumo che sale su dal nulla.

E le nubi, che paiono seguire un ritmo sconosciuto, si rapprendono sempre più fitte, abbracciandosi l’una all’altra avvolgendo ogni cosa, privandoti dell’orizzonte che fino ad un attimo prima baciava i tuoi occhi. Ti pare di vedere un amore incomprensibile, per te che cerchi di scrutare oltre rivolto verso il punto più lontano dell’orizzonte, che ora ti ritrovi a guardare ad un paio di metri dal tuo naso. Preso dall’amarezza scopri pian piano fiori, piante ed animali invisibili, gli insetti prendono vita e cambiano i colori del paesaggio circostante. Ora ti accorgi di cose accanto a te che non avresti mai visto, lasciandole cadere nell’indifferenza, impegnato come eri nel guardare l’orizzonte perdersi fino al mare.

Un brulicare di salti, e frusciare dell’erba bassa che si muove rendendo visibili le onde del vento che si imprime fresco e pungente come sottofondo, usando toni acuti ed altri più gentile. Le pietre ora bianche e levigate, ora rosse e taglienti, la terra è di un marrone scuro che par quasi nera ed il rumore dei tuoi passi sembra tremendamente vicino. Le nubi, che oscurano l’orizzonte, donano ai loro visitatori la possibilità di una diversa intimità con loro stessi: il respiro è più denso e vicino, come se rientrasse dentro la bocca rimbalzando sulla spessa coltre di vapore, i movimenti sono più circoscritti per non riempire l’aria con lo strepito delle superfici della giacca che si strusciano l’una all’altra. Si sente la presenza di ogni cosa più nitidamente, vivida e il silenzio le rende più impresse.

Da un certo punto in poi si è sempre sopra i 2000 m e puoi concederti il lusso di sentirti piccolo ed inerme, avvolto in un grande organismo che respira e pulsa come te, di cui anche tu sei respiro e pulsazione. E lì, immerso tra le nuvole, sogni per un attimo di volare osservando la vallata a picco sotto i tuoi piedi ora visibile, ora invisibile, sorvolando anche le tue piccole ma grandi cose quotidiani che spesso appesantiscono i tuoi giorni. Tutto si fa piccolo e lontano, un suggerimento vivo da portare con sé al ritorno.

Scoprire o riscoprire questi luoghi, vicini o lontani che siano, queste montagne misteriose quali sono i Sibillini, è un invito che faccio a tutti. Luoghi magici animati da legende senza tempo: grotte, fate, oracoli e storie che si mescolano a scorci e da brividi, avvolti dalla nebbia e dal silenzio. Un mondo sospeso sopra ai 2000 che non sembra risentire dello scorrere del tempo, un’esortazione costante al raccoglimento che buca ogni istante, ogni passo, ogni respiro. E d’improvviso mi sono ritrovato immerso nelle nubi, il passo leggero ma mai troppo sicuro, i passaggi vertiginosi si alternano a scorci da meraviglia. Ora nubi, ora schiarite, discese e risalite, ripidi pendii e vette che si avvicendano.

Queste sono le impressioni di una mattinata nei Monti Sibillini, immerso tra la Sibilla e Cima Vallelunga, questo è un racconto che chiunque, anche chi non ha mai calpestato la terra in quei luoghi o non è mai stato in montagna, può sentire dentro di sé: può sentire la fatica pungerti i calli che faticano ad andarsene, il sole che picchia la testa e poi, d’improvviso, il cielo che muta e dalla vale sale un vento che addensa l’aria dinnanzi ai tuoi occhi, come un fumo che sale su dal nulla.

E le nubi, che paiono seguire un ritmo sconosciuto, si rapprendono sempre più fitte, abbracciandosi l’una all’altra avvolgendo ogni cosa, privandoti dell’orizzonte che fino ad un attimo prima baciava i tuoi occhi. Ti pare di vedere un amore incomprensibile, per te che cerchi di scrutare oltre rivolto verso il punto più lontano dell’orizzonte, che ora ti ritrovi a guardare ad un paio di metri dal tuo naso. Preso dall’amarezza scopri pian piano fiori, piante ed animali invisibili, gli insetti prendono vita e cambiano i colori del paesaggio circostante. Ora ti accorgi di cose accanto a te che non avresti mai visto, lasciandole cadere nell’indifferenza, impegnato come eri nel guardare l’orizzonte perdersi fino al mare.

Un brulicare di salti, e frusciare dell’erba bassa che si muove rendendo visibili le onde del vento che si imprime fresco e pungente come sottofondo, usando toni acuti ed altri più gentile. Le pietre ora bianche e levigate, ora rosse e taglienti, la terra è di un marrone scuro che par quasi nera ed il rumore dei tuoi passi sembra tremendamente vicino. Le nubi, che oscurano l’orizzonte, donano ai loro visitatori la possibilità di una diversa intimità con loro stessi: il respiro è più denso e vicino, come se rientrasse dentro la bocca rimbalzando sulla spessa coltre di vapore, i movimenti sono più circoscritti per non riempire l’aria con lo strepito delle superfici della giacca che si strusciano l’una all’altra. Si sente la presenza di ogni cosa più nitidamente, vivida e il silenzio le rende più impresse.

Da un certo punto in poi si è sempre sopra i 2000 m e puoi concederti il lusso di sentirti piccolo ed inerme, avvolto in un grande organismo che respira e pulsa come te, di cui anche tu sei respiro e pulsazione. E lì, immerso tra le nuvole, sogni per un attimo di volare osservando la vallata a picco sotto i tuoi piedi ora visibile, ora invisibile, sorvolando anche le tue piccole ma grandi cose quotidiani che spesso appesantiscono i tuoi giorni. Tutto si fa piccolo e lontano, un suggerimento vivo da portare con sé al ritorno.

Scoprire o riscoprire questi luoghi, vicini o lontani che siano, queste montagne misteriose quali sono i Sibillini, è un invito che faccio a tutti. Luoghi magici animati da legende senza tempo: grotte, fate, oracoli e storie che si mescolano a scorci e da brividi, avvolti dalla nebbia e dal silenzio. Un mondo sospeso sopra ai 2000 che non sembra risentire dello scorrere del tempo, un’esortazione costante al raccoglimento che buca ogni istante, ogni passo, ogni respiro.

Posted by Stefano Marini

Psicologo specializzando in Psicoterapia. Editore della pagina

Leave a reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *