“E’ l’ombra d’un sogno fuggente.

La favola breve è finita,

il vero immortale è l’amor”

“Guarire senza dottori” è un libro con due anime: una più filosofica e razionale, l’ altra più poetica e sognante. Si presenta come “un cimento poetico dedicato alla ricerca della guarigione. Guarigione dai luoghi comuni e dai falsi miti che infestano la nostra vita quotidiana rendendola spesso invivibile, chiusa in se stessa, incomunicabile”. In realtà, questo libro è molto di più: è un inno all’Angelo che è dentro ognuno di noi, alla bellezza della vita nel suo senso più profondo, uno stimolo a sognare. Anche se ogni sogno è irrealizzabile, ogni desiderio è disperante.

La nostra vita, nella civiltà occidentale odierna, è ridotta ad un coacervo di obiettivi concreti e razionali, ma Pertosa e Santoni ci convincono che “se la meta esiste, è solo sulla lunga strada che porta in quel luogo magmatico e cangiante, dentro noi stessi, che chiamiamo desiderio”, desiderio che rappresenta sempre un sentimento teso tra il rimpianto originario e l’ ignoto esorbitante; è una forma di disposizione all’apertura sul vasto mondo, incommensurabile.

Un libro che per me ha rappresentato una bellissima sorpresa: conoscendo come autore Alessandro Pertosa, mi aspettavo una serie di valide e profonde riflessioni su come guarire da un’ epoca confusa, massificata, consumistica e priva di valori. Pur contenendo tutto ciò, l’ opera regala molto di più, entra nelle viscere più profonde dell’ interiorità del lettore. Ricca di interessanti spunti filosofici, etimologici, istruttivi e capaci di suscitare profonde riflessioni, ma anche di commoventi storie, leggende, poesie e amore.

La sua lettura, per me, è stata come un’escursione in montagna: immerso in un sentiero buio e boscoso in cui con forza e passione cerco e trovo il sentiero giusto che può portarmi alla mèta, poi all’ improvviso giungo in un prato enorme, aperto, assolato, con un paesaggio ammaliante che mi riempie di amore e che me la fa dimenticare, quella mèta, facendomi godere la pienezza del momento nello struggimento di un sentimento tragico di speranza e nostalgia.

Due anime per un messaggio univoco e grandioso: “Il desiderio è una tensione estrema all’infinito, che alberga a nessun dove, che non sta in nessun luogo, e proprio per questo abita ovunque. Chi ha fame di pane e sete d’ acqua si nutre soltanto di bisogni. Ma chi ha fame d’ eterno e sete d’ infinito, corre verso quella fonte effimera, che continua a nascondersi, come le stelle, dietro l’ orizzonte fugace, che si perde fra i sogni non appena lo scorgi”.

Posted by Domingo Lupi

Libero Blogger

Leave a reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *