“Un giorno anche voi dovrete fare i conti con la vostra natura mortale. La mia speranza è che, quando giungerà quel momento, possiate pensare che la vostra è stata una vita vissuta bene, senza rimpianti, e che abbiate saputo amare nel modo giusto. Allora, e ve lo auguro di cuore, quello sarà un giorno perfetto per morire”.

Lee Lipsenthal, insegnante e saggista nel campo della medicina integrativa, è stato un’autorità a livello internazionale. Nel 2009 gli viene diagnosticato un tumore all’esofago; nei mesi successivi scrive “La vita è qualcosa di straordinario”: un inno alla vita nel momento in cui sente vicina la morte. In precedenza, Lee Lipsenthal era un medico ricco, di successo, sportivo, dotato di grande cultura, con una famiglia impeccabile.

Eppure gli manca qualcosa: travolto dalla frenesia di tutti i giorni, si lascia trascinare dalla quotidianità nella sua gabbia  intrisa di consuetudine, aspettative, insoddisfazioni che sfociano nella depressione. Fin quando non si rende conto di poter morire da un momento all’altro; è allora che scopre quanto la sua vita gli offre già: “Spesso si impara di più sulla vita, e anche sulla morte, ricorrendo all’introspezione, restando tranquilli e ascoltando. Non c’è bisogno di agitarsi e ingozzarsi di cose da vedere e da fare. Basta fermarsi, ascoltare e imparare. Con il passare del tempo, questa è diventata la mia filosofia. Prestare attenzione a quanto di buono accade ogni giorno e goderselo per ciò che è, non per quello che sarebbe potuto o dovuto essere. Gustarsi ogni panino. E il mio panino è la mia vita: avrò ben il diritto di assaporarne ogni boccone”.

Ma il messaggio che più mi ha colpito è il bisogno di tenerezza di ogni ammalato; quando abbiamo vicina una persona a cui vogliamo bene, e questa si ammala gravemente, tendiamo a starle vicini accompagnandola dal luminare più noto, o cercandole la cura più adatta, o facendola distrarre. In realtà ci chiede soprattutto affetto e tenerezza: “Con il passare del tempo Kathy è riuscita sempre più a stare semplicemente con me, a tenermi tra le braccia quando ne ho più bisogno. Abbracci, non farmaci (nè zuppe)”.

Lee Lipsenthal muore nel settembre 2011.

Posted by Domingo Lupi

Libero Blogger

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