Senza Spirito siamo “fottuti”

Nell’odierno contesto socio/economico, l’uomo è sempre più considerato come mezzo destinato alla produttività, intesa non solo da un punto di vista strettamente materialistico, ma che abbraccia tutta la dimensione dell’essere umano nella sua totalità. Comportamento frequente consiste nel fare del prossimo un “oggetto utile” con un proprio valore commerciale: merce d’acquisto, di vendita o di scambio; una sorta di oggetto da possedere, da consumare e in tal senso di conseguenza la persona ne resta degradata. Bisogna riportare l’uomo ad un concetto di persona autentico affinché lo si sradichi da quella concezione utilitaristica che lo pone come oggetto. Quando si parla di persona si fa riferimento alla sua imprescindibile identità e interiorità che lo costituiscono individuo e anche al rapporto con gli altri che è alla base della comunità umana. Il concetto di persona deve essere posto come base essenziale per comprendere l’uomo, nello stesso livello con cui riconosce l’altro e si comprende sociale:

“Riconoscere gli altri come persone, è un fatto di grande conseguenza, che porta molto lontano: a dire il vero fino alla soglia della loro estrema verità”. René Latourelle.

Altra caratteristica intrinseca alla natura umana è la capacità di trascendere il proprio vissuto verso un “altrove” parlare di Spirito, esercitare lo Spirito, vivere in Spirito. Questa prerogativa gli permette di attuare una relazione interpersonale con le tensioni dello Spirito. Possiamo descrivere l’uomo come portatore di uno scrigno segreto colmo di ricchezze inviolabili:

“Una persona si distingue essenzialmente da una cosa, da un oggetto, per una certa interiorità la quale fa si che ogni tentativo per assoggettarla con l’obbligo esteriore, costituisce una profanazione”. René Latourelle.

Lo spingersi oltre questa sfera intima comporta una violazione nei suoi confronti che viene percepita come un invasione illecita verso la propria interiorità. In un certo senso l’uomo si sente derubato di se stesso, della propria dignità legata a sua volta all’interiorità ed inviolabilità della persona. Per natura e per vocazione, l’uomo è portato a trascendere il proprio vissuto, questa peculiarità conferisce all’uomo la sua fondamentale dignità. Altro importante punto riguarda la dimensione della libertà: non c’è dignità se non si tiene conto che l’uomo è un essere libero. L’interiorità e il passaggio dall’esterno all’interno non può essere una violazione, ma un rispettoso incontro. La libertà non è un accessorio della natura umana, ma un’esperienza personale originale. La libertà influenza specificatamente gli atti umani. Quanto più si tende al bene, tanto più si diventa liberi. La libertà raggiunge il suo apice quando è rivolta al Sommo bene, ma l’essere liberi comporta anche la possibilità di scegliere tra il bene e il male. Probabilmente la scelta del male corrisponde a un abuso della libertà che porta irrimediabilmente al disordine.

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Suggerimenti bibliografici dell’autore

Carl Gustav Jung, Ricordi, sogni, riflessioni, 1961.

Erich Fromm, Avere o essere?, 1976.

Boezio, I valori autentici, 2010.

Autore: Marco Di Domenico

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