Ci sono persone che paiono consegnate al mondo delle ombre, nascoste dalle luci della storia e conosciute solo a coloro che osano valicare quella linea sottile – quasi immaginata – che separa l’accessibile dall’inaccessibile. Il nostro percorso passerà per questa linea, seguendo delle tracce nascoste e sconosciute. E noi, come degli alpinisti intrepidi e rispettosi, valicheremo il muro di nebbia che si imprime al nostro sguardo aggrappato alle pendici di quella rupe che ci è innanzi, animati da una danza fatta di gesti, volti, contatti ed addii che – in ultimo – ci affideranno alla quiete inerme successiva all’amoroso contatto. Questo non sarà un pellegrinaggio solitario, ma un ballo a due; un dialogo con un viandante che ci terrà compagnia per un poco, prima di riprendere la sua strada e noi la nostra. Il nostro sarà un incontro molto particolare, uno scambio autentico con un uomo di immensa profondità d’animo che non ha mai smesso di abbracciare quella tensione che si chiama Altro, Tu, di interrogarlo e farsi interrogare, curioso di quell’ombra che l’ha sempre affascinato, tratto a sé e forse – come ogni uomo – disarcionato.

Il nostro compagno di viaggio è Bruno Callieri psichiatra e filosofo, come ci ricorda il suo più grande allievo Gilberto Di Petta, “sempre al crocevia tra formazione naturalistica e vocazione umanistica”. Proprio in questi giorni, il 9 Febbraio, ricorre l’anniversario della sua morte e questo è un piccolo omaggio alla sua memoria. Figura di spicco che ha attraversato il secolo scorso, Callieri si è sempre sottratto a facili riduzionismi e alle varie teorie e modelli metapsicologici che racchiudono ogni uomo in confini ben de-finiti. Si è confrontato con le più grandi figure del Novecento: nel 1957 era a Zurigo al Congresso Internazionale di Psichiatria ed assistette alla relazione di Jung sul “mandala”; ha conversato con Minkowski attorno a quegli stessi anni. Nel 1961 era ad Heidelberg dove conosce Kurt Schneider, traducendo in italiano la sua Psicopatologia Clinica; pochi anni più tardi si trovava a Basilea dove incontrava Karl Jaspers.

Da tutti questi incontri e da tutti gli altri che farà nella vita, si fa largo sempre più prepotente nella sua coscienza un’urgenza: quella di sostituire alla classificazione diagnostico-nosografica (quei manuali, come le varie edizioni del DSM, che a lui parevano dei trattati di botanica) la coordinata “dell’incontro”, quel passaggio essenziale alienus-alter, che fu inaugurato da Binswanger. Per Callieri: l’incontro è una scommessa in cui ognuno di noi gioca tutto se stesso, se vuole veramente incontrare qualcuno. Perché l’altro, sano o malato, è sempre un azzardo. Ed è questa scommessa con l’ignoto che dà il valore massimo all’incontro e lo fa diventare, da un azzardo, un nuovo punto di partenza. Perché l’incontro è rischio, e la scommessa è anche, soprattutto, rischio. Ma la posta in gioco è più alta: siamo noi stessi. Callieri trafigge la carne di chi lo ascolta e legge i suoi libri, ed una di quelle, che mi vien da chiamare coordinata, che spesso richiama è l’ombra.

Come lui stesso ci ricorda, è stato sempre pensiero dell’ombra, quell’ombra che accompagna sempre la nostra luce interiore. Zone d’ombra, linee d’ombra, trasparenze ed oscurità, un passaggio tra innumerevoli contrasti e genesi di nuovi orizzonti. Ed ancora, dice: un salto nel buio, un procedere a tentoni dentro di me, nella ricerca di paesaggi nascosti, di trasformazioni, di corridoi, di scale a chiocciola, di ripostigli quasi sconosciuti, dimenticati. Imparare a stare al gioco oppure nascondersi nei rifugi oscuri dell’assenza. L’essere uomo con l’altro uomo è, per Bruno Callieri, il centro nevralgico della clinica. Quella clinica che rinviene nella follia il Volto dell’altro da sé, del Tu rapito dalle sue ombre, dai suoi abissi, dal suo essere-inquietato dal mondo. Callieri uomo dell’ombra e dei nuovi ed infiniti orizzonti, uomo dell’incontro e della corporeità che diventa reciprocità dell’esistenza: un desiderio del desiderio dell’Altro, dell’Io-Tu. Uomo di profonda cultura, poliglotta ed esistenzialista per vocazione; uomo abitato da una costante dialettica tra bios e vissuto, tra conflitto e desiderio, luce ed oscurità che in un certo qual modo si compenetrano e si completano. Uomo tristemente dimenticato dal mondo accademico, specie quello odierno, dove nominarlo non vuol dire un bel niente per la stragrande maggioranza dei casi. Uomo che si interroga e che ci interroga radicalmente sull’uomo, su noi stessi. Chiudiamo con una frase, che Bruno Callieri consegna a tutti i giovani clinici, rintracciabile nel testo Corpo Esistenze Mondi. Per una psicopatologia antropologica:

Questo mio studio vuol essere una guida
più al mistero che alla conoscenza,
più al rispetto che alla conquista,
più al percorso che alla meta.

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Suggerimenti bibliografici dell’autore

– Callieri B.: Percorsi di uno psichiatra. 1993

– Callieri B.: Quando vince l’ombra. Problemi di psicopatologia clinica. 2001

– Callieri B.: Corpo Esistenze Mondi. Per una psicopatologia antropologica. 2007

– Di Petta G.: Presentazione. Comprendere,  2013. 23

Suggerimenti sitografici dell’autore

– https://www.youtube.com/watch?v=fMs1KPxY5Vk

– https://www.youtube.com/watch?v=-lcWb0EwQn8

– https://www.youtube.com/watch?v=N6Y7X0ftVY0

Stefano Marini, Psicologo

Posted by Stefano Marini

Psicologo specializzando in Psicoterapia. Editore della pagina

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