La strategia del terrore continua a dilagare, la sicurezza in molte nazioni è un optional abbastanza trascurabile, i media ce la mettono tutta per portare paura ed angoscia nelle nostre case ed indurci al consumismo. Violenza ed orrore ci vengono serviti ogni giorno sulla nostra tavola. In tale contesto in cosa può esserci utile la fede? Ebbene, Gesù in più occasioni, nel Vangelo si è espresso circa i tempi avvenire e ci ha invitato alla prudenza e alla perseveranza nella fede Lui, malgrado certe realtà tristi e macabre che la storia ci avrebbe riservato.

Vi ho detto queste cose perché non abbiate a scandalizzarvi. Vi scacceranno dalle sinagoghe; anzi, verrà l’ora in cui chiunque vi ucciderà crederà di rendere culto a Dio. E faranno ciò, perché non hanno conosciuto né il Padre né me. Ma io vi ho detto queste cose perché, quando giungerà la loro ora, ricordiate che ve ne ho parlato […].
Vi ho detto queste cose perché abbiate pace in me. Voi avrete tribolazione nel mondo, ma abbiate fiducia; io ho vinto il mondo!». (Cf. Gv 16,1-4.33).

Gesù in questo estratto del Vangelo secondo Giovanni rivolge ai suoi discepoli un addio e promette alla sua Chiesa l’assistenza dello Spirito Santo fino al suo ritorno con la parusia (Venuta nella Gloria di Cristo) (Cf. vv. 5-15). Il Vangelo secondo Giovanni fu redatto ad Efeso intorno al 90 d.C. e in un’epoca storica molto particolare per la Chiesa nascente, la comunità a cui è diretto lo scritto, probabilmente emigrò da Gerusalemme a Efeso causa della persecuzione dai giudei. Inoltre, in quest’epoca, iniziavano a serpeggiare nella Chiesa eresie di matrice gnostiche che negavano, in qualche modo, la realtà storica e concreta dell’incarnazione del Logos divino nella persona di Gesù (Cf. Gv 1,14). I discepoli, quindi, vivevano una situazione di precarietà e di instabilità circa la loro fede e il loro futuro. Il discepolo che Gesù amava, mette mano ai suoi ricordi e decide di fissare per iscritto tutto ciò che ha vissuto e appreso dal Maestro divino, fin dal principio e ciò con delle finalità ben precise: perché il mondo creda che Gesù è il Figlio di Dio, Dio Egli stesso, mandato dal Padre per salvare il mondo ed alitare su di esso lo Spirito Santo, perché l’umanità riacquisti l’eredità perduta di essere tutti figli e figlie di Dio.

Occorre una nuova nascita, una nuova creazione, che viva in Cristo e grazie al dono e al soccorso dello Spirito, realizzi la volontà del Padre (Cf. Gv 1; 3; 20,28-31; 21,24). Detto questo, è chiaro che la storia dei credenti, la storia della Chiesa sarà accompagnata nel tempo, continuamente, da situazioni drammatiche ed incerte, precarie ed angosciose, ma Gesù ci invita a non mollare, ci invita ad avere fede in Lui e a seguire il suo esempio perché – come Lui – anche noi in Lui vinciamo il mondo. La storia è nelle mani di Dio, riguardo alle nostre vite, il giudizio ultimo spetta sempre e solo a Dio. Alla luce di ciò, lasciamoci fortificare dalla Parola di Dio, dinanzi alle sciagure che colpiscono la storia e l’umanità, anche la morte delle persone innocenti non sfugge a Dio e al suo Amore. La vita terrena non è un nulla al cospetto della vita eterna che Gesù ci ha annunciato e ci ha promesso.

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Suggerimenti bibliografici dell’autore

  • Alberto Casalegno, Perché contemplino la mia Gloria (Gv 17,24). Introduzione alla teologia del quarto Vangelo. Edizioni san Paolo, 2006.
  • Henri-Irénée Marrou, Teologia della storia, Jaca book, 2010.
  • Sant’Agostino, La città di Dio, Città Nuova, 2002.

 

Posted by Giuseppe Lubrino

Prof. Giuseppe Lubrino. Libero Blogger

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