C’è una bellissima storia, una storia vera (che è stata anche raccontata in un film da David Lynch), che riguarda un contadino dell’Iowa che, all’età di 73 anni, intraprese un lungo viaggio a bordo di un trattorino rasaerba per andare a trovare il fratello reduce da un infarto: coprì, in 6 settimane, la distanza di circa 386 chilometri, viaggiando a 8 km/h. Non aveva altri mezzi per raggiungere il fratello, ma aveva deciso di andare a trovarlo.

Ecco, questo è un pellegrinaggio. Non solo perché rappresenta un viaggio lungo, con una meta lontana, difficile da raggiungere e piena di senso. Questo è un pellegrinaggio anche, e soprattutto, perché quel senso sta tutto in una relazione! Il Pellegrino si dirige verso la sua meta sempre con una persona nel cuore. Il motivo vero che lo spinge ad arrivare a Santiago di Compostela, o a S. Pietro, o a casa di suo fratello, non è un Santuario o una Basilica, né tantomeno una casa! E’ una persona. E’ una relazione umana! Magari sta andando a pregare per qualcuno che ama, o sta cercando di capire qualcosa di se stesso o forse sta ringraziando per la guarigione di un amico. Se così non fosse, se la sua meta fosse solo un’architettura, per quanto bella, o semplicemente un luogo, avrebbe certamente scelto destinazioni più appaganti, e/o modi più comodi per raggiungerle.

Tutto questo mi fa venire in mente il racconto evangelico del ricco stolto, che accumula tanto di quel grano da progettare di stare a riposo per il resto dei suoi giorni; ma Dio gli dice: “Questa notte potrebbe esserti richiesta la tua stessa vita e allora quello che hai accumulato, di chi sarà?” (Lc 12, 20). Esatto! Di chi sarà? Il suo errore non è quello di aver accumulato ricchezza, né quello di aver “tirato i remi in barca” dopo aver accumulato; il suo errore è quello di averlo fatto senza un vero perché e cioè senza un “per chi”! La società del benessere in cui viviamo, tende incessantemente a farci vedere la nostra vita come un confortevole parcheggio dove poter stare bene e al sicuro, piuttosto che come un affascinante viaggio, magari faticoso e misterioso, ma bello ed appagante, pieno di senso, un’autentica avventura. Un bel parcheggio favorisce la solitudine e la dimenticanza dell’altro, mentre il viaggio genera relazioni ed affetti.
Non siete d’accordo? Provate a guardarvi attorno in questo momento: troverete esseri umani “non comunicanti”, ciascuno con lo sguardo fisso sul proprio cellulare; e tra questi ci siete anche voi che state leggendo questo articolo.

Davvero non siete d’accordo? Provate a fare un pellegrinaggio e vedrete quello che succede! Pensateci bene: ogni atto che compiamo può avere soltanto due scopi possibili: o soldi o persone. Se riflettiamo bene ci accorgeremo che qualunque cosa facciamo (lavoro, una passeggiata, uno studio, una ricerca, un hobby, una gita, una serata in pizzeria) il nostro vero fine ultimo saranno o i soldi o le persone. Non ci sono altre alternative.
Il Pellegrinaggio può essere un’efficacissimo strumento per recuperare uno dei grandi, grandissimi assenti del XX secolo: le persone!

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Suggerimenti bibliografici dell’autore

Giovanni Vannucci, Filocalia I, 1998.

Henri Bergson, Materia e memoria, 1896.

Anonimo Russo, Racconti di un pellegrino russo, 1853-1861.

Posted by Giuseppe Vallesi

Medico presso l’ospedale di Città di Castello (PG).

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