Commento al Vangelo secondo Matteo (9, 9 – 13)

Non vi può essere sacrificio senza amore e non c’è mai vero amore senza sacrificio. Amore e sacrificio non vanno mai disgiunti, se non altro, si corre il rischio di darsi a pratiche e visioni della vita distorte e sterili. “Misericordia io voglio e non sacrificio!” (Cf. Mt 9,13a). La grande lezione del Maestro, sovverte ancora una volta, mentalità frivole e fallaci. Un’osservanza esclusivamente legalistica della Parola di Dio, produce morte, forma demoni e ne tradisce il suo senso più autentico. Il calcolo, il pregiudizio, l’essere assolutisti, la presunzione, sono atteggiamenti contrari alla logica del Regno. Tali atteggiamenti, vengono incarnati dalla reazione dei farisei all’operato di Gesù. Vedendo ciò, i farisei dicevano ai suoi discepoli: Perché il vostro maestro mangia insieme ai pubblicani e ai peccatori?” (cf.  v. 11).

I pubblicani erano malvisti al tempo di Gesù, poiché rendevano servizio all’occupazione Romana, riscuotendo imposte, per conto del governatore straniero. Pertanto, erano considerati nemici del popolo e vivevano ai margini della vita sociale e soprattutto religiosa del tempo. Gesù, tuttavia, è libero, è veramente libero! Nondimeno da nominare suo discepolo e Apostolo, proprio Matteo il pubblicano (cf. v. 9). i miei pensieri sovrastano i vostri pensieri” (Is 55,9b). Ci chiediamo, inoltre, quante volte all’interno delle esperienze ecclesiali e dei vari rapporti e legami affettivi umani, si adottano logiche simili a quelle dei farisei? Troppe volte, infatti, ci lasciamo dominare dai pregiudizi e ci chiudiamo alla relazione autentica con gli altri, la presunzione di prevalere sugli altri, infetta i nostri rapporti, crea delle crepe, talvolta, irreparabili.

Si coltiva spesso, la tendenza a giudicare facilmente ciò che non conosciamo, siamo facili alla condanna, frequentemente altezzosi e pronti a puntare il dito sugli altri, anziché imparare ad operare uno sguardo introspettivo su noi stessi.  L’intera vita di Gesù, invece, è ancorata totalmente alla Parola di Dio, Egli stesso è la Parola di Dio, che ha assunto la condizione umana, perché l’umanità potesse risollevarsi. I criteri di Dio non si basano sui criteri umani, poiché questi ultimi, spesso restano imprigionati nella logica dell’apparenza, vi è un’incapacità di fondo da parte dell’uomo, di saper andare oltre, di vedere nel profondo. Tale deficit è stato curato dalla Parola sanante di Dio: “Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati”. L’invito di Gesù rivolto ai suoi accusatori, “andate ad imparare” è un appello incessante che viene esteso a tutti noi! Occorre fondare la propria esistenza sulla Parola del Signore, il discepolo autentico, non può avere altre guide se non la Parola e le direttive del Magistro, che ne è il custode e il garante (Cf. Sal 1).

L’amore nella sua forma più vera è inseparabile dal sacrificio, amare costa tanto, in una visione cristiana della vita, non si può amare solo ciò che piace, il discepolo è chiamato a fare dell’amore l’asse portante della sua vita, ovunque egli si dirige e guarda deve esserci amore. Gesù non abolisce il sacrificio in sé, per lo più, ne condanna la sua pratica disgiunta dall’amore. Digiunare, osservare precetti, partecipare ai riti, senza amore è vano ed inutile. Gesù rimanda all’essenziale, andare a scrutare la Parola, coglierne le ricchezze più profonde, aprirsi all’amore nelle sue dimensioni fondamentali verticale (Verso Dio) ed orizzontale (Verso gli altri), fare, dunque, del proprio tempo e del proprio spazio un luogo di incontro, di ascolto, di dialogo e di salvezza. In definitiva, la Parola di Dio, ci invita ad assumere, nel nostro vivere quotidiano, atteggiamenti anticonvenzionali e perciò stesso conformi all’agire e all’operare stesso di Gesù, ci invita a guardare gli altri operando una vera e propria epochè (sospensione del giudizio), perché possa esserci relazione e si possano creare i presupposti adeguati per un dialogo fraterno e fruttuoso.

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Suggerimenti bibliografici dell’autore

  • Ernesto Borghi, Il Cuore della Giustizia: vivere secondo il Vangelo di Matteo, Paoline, 2001.
  • Zygmunt Bauman, L’Amore liquido: sulla fragilità dei legami affettivi, Laterza, 2006

 

Posted by Giuseppe Lubrino

Prof. Giuseppe Lubrino. Libero Blogger

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