L’uomo è spirituale, cioè vive la sua vita in una continua tensione verso l’Assoluto (…) l’uomo è considerato come spirito, che coglie in pieno la trascendenza dell’essere”.
(K. Rahner, Uditori della parola).

La capacità dell’uomo di relazionarsi, aprirsi all’assoluto, introduce a quella dimensione interiore che abita ogni singolo individuo. L’individuo si distingue da un oggetto, per una certa e specifica dimensione interiore, dove qualsivoglia tentativo per assoggettarla costituisce una profanazione.
 Per natura e per vocazione, l’uomo è capace di entrare in comunione con l’Assoluto. Questa peculiarità conferisce all’uomo la sua autentica dignità. Il passaggio dall’esterno all’interno non può essere una violazione, ma un rispettoso e profondo incontro con questa possibilità di percepire l’Assoluto tenendo conto della libertà del singolo. La libertà non è un ornamento delle sua natura, ma costituisce un’esperienza originale ed esclusiva:

La natura dell’essere dell’ente è conoscere ed essere conosciuto in una unità originaria, che abbiamo chiamato conoscenza di sè, autotrasparenza dell’essere per se stesso o “soggettività”.
(K. Rahner, Uditori della parola).

L’uomo è anche essere storico non solo da un punto di vista biologico, ma anche nell’inserire il suo cammino spirituale nella sua storia. L’uomo è chiamato a partecipare a questa possibilità attraverso il cammino nel mondo, nel tempo e dunque nella propria storicità. Pertanto l’attuazione di questa possibilità non può essere divisa dal contesto antropologico. La vera umanizzazione dell’uomo raggiunge il vertice della sua “divinizzazione gratuita” nell’apertura a questa dimensione spirituale. Oggi ci troviamo in un periodo nuovo della storia, caratterizzato da profondi e rapidi mutamenti che si ripercuotono sull’uomo stesso e sul suo modo di discernere i propri giudizi. Dunque assistiamo a un crescente materialismo storico che adotta quell’atteggiamento di indifferenza nella possibilità che l’uomo sia anche spirito e quindi destinato a un cammino più elevato. La panoramica della situazione esistenziale dell’uomo postmoderno non deve in nessun modo scoraggiare, tutt’altro, bisogna assumere un atteggiamento critico e allo stesso tempo costruttivo:

L’uomo non è un blocco di realtà chiuso su se stesso o una forma di autosufficienza che ha il suo sviluppo proprio, ma che esiste in funzione di un’altra cosa che viene incontro a lui, e dall’alto. (K. Rahner, Uditori della parola).

Quando si parla della persona, ci si riferisce sia alla sua identità e dimensione interiore, sia al suo rapporto con il prossimo. Il concetto di persona dev’essere posto come base essenziale per comprendere l’uomo, dal momento in cui riconosce l’altro e si comprende sociale. Riconoscere gli altri come persone, è un fatto molto importante, che porta molto lontano fino alla soglia dell’estrema verità. L’uomo è un mistero a se stesso, quindi il vero senso dell’esistenza umana è quello di comprendere più approfonditamente il perché del suo cammino. L’uomo è capace di Assoluto, ed è per se stesso il segno dell’autenticità di questa capacità:

L’uomo è l’essere spirituale totalmente aperto all’essere in genere e lo dev’essere perché manifesta il suo spirito solo in quanto si eleva all’essere in genere”.
(K. Rahner, Uditori della parola).

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Suggerimenti bibliografici dell’autore

Karl Rahner, Uditori della parola, 1941.

Posted by Marco Di Domenico

Curatore della pagina

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